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Categoria: Centro Yoga Zenith Genova

simo1Ho deciso di trattare questo argomento perchè in qualche modo mi ha riguardato da vicino. Parecchi anni fa, in concomitanza con il mio approccio allo Yoga, sono ricorsa alla pratica del Training Autogeno parte per curiosità ma soprattutto per cercare di curare e di eliminare alcuni disturbi sicuramente di carattere psicosomatico che da tempo mi affliggevano. Già da anni praticavo lo Yoga ma in quel determinato periodo la sua pratica non serviva ad aiutarmi. La mancanza di concentrazione soprattutto mi impediva di ottenere risultati soddisfacenti. Avevo bisogno di un maestro che mi seguisse e mi aiutasse, tra virgolette, da vicino, ed ho sperimentato così il T.A. A distanza di anni penso che lo stesso risultato avrei potuto ottenerlo con la vicinanza di un maestro Yoga; ma il caso o la ricerca di un’altra “via” mi hanno portato altrove. E’ stata in ogni caso un’esperienza positiva: non solo ho curato i disturbi fisici di cui parlerò più avanti, ma mi ha fatto crescere interiormente. In che modo? Facendomi capire qualcosa di me stessa, del mio Io più profondo e di come sia complessa e sconosciuta la psiche umana. Sia lo Yoga a livello iniziale che il T.A. educano la mente ad essere spontanea e creativa. Lo Yoga, per esempio, educa la mente a far emergere certe attività inconsce, favorendo così la creatività e la spontaneità, allo stesso tempo tende a conservare la salute biologica del corpo e della mente. Il T.A. è una tecnica creata dalla cultura occidentale per ottenere più o meno gli stessi risultati dello Yoga. E’ ormai noto da parte di tutti che la mente umana funziona molto al di sotto delle sue reali possibilità. I risultati concreti si potrebbero ottenere sfruttando i meccanismi mentali in modo più razionale, ci dice la scienza, avrebbero dell’incredibile…..leggi tutto

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Pranayama
di Mimma Campiti, allieva del Centro Yoga Zenith di Genova

La parola prana ha, come il termine yoga, un ampio significato. Prana significa fiato, respirazione, vita, vitalità, vento energia o forza. Indica anche l’anima in opposizione al corpo. La parola è usata generalmente al plurale per indicare i respiri vitali. Ayama significa lunghezza, espansione, stiramento o controllo. Pranayama perciò significa estensione del respiro e suo controllo. Il soffio vitale prana e l’anima, l’Atman o spirito, vengono dalla stessa radice sanscrita AN che significa respirare, muoversi, vivere; significa soffio cosmico primordiale principio e sostegno di tutte le funzioni vitali.
In un antico testo, Prashna Upanishad, troviamo che il prana viene dall’Atman e l’Atman è Brahman, il principio generativo e conoscitivo, in cui confluiscono tutte le facoltà umane e divine. E’ vayu, il vento, a trasportare il prana, che viene assimilato dall’uomo attraverso la pelle e il respiro. Prana è il principio vitale che governa tutto l’universo. Pranayama è appunto l’imparare a dirigere questo principio vitale, nel corpo e nella mente, attraverso tecniche particolari di respirazione. Nelle sue fasi di inspirazione, trattenimento ed espirazione, il pranayama ripropone i ritmi cosmici: l’emanazione, la conservazione, la dissoluzione, per riportare all’unione del sé individuale con il cosmo. Solitamente la nostra respirazione avviene spontanea, più o meno profonda, ma senza una particolare coscienza dell’atto respiratorio. Attraverso la respirazione Yoga, il pranayama, diventiamo coscienti del respiro, consapevoli di questo continuo scambio con l’universo che ci circonda e delle conseguenti vere e proprie modificazioni della nostra coscienza, fino alla sua totale espansione.
L’inspirazione, Puraka, è associata alla felicità, alla luce, alla pienezza, alla vita, al prendere dall’esterno e ricaricarci di energia. Ogni volta che inspiriamo dovremmo prendere coscienza della morte come uno degli aspetti della vita, ma soprattutto del vuoto come vera pienezza. Pranayama è quindi la sicenza del respiro, ed è il punto centrale attorno al quale gira la ruota della vita. Perciò lo yogi segue il giusto ritmo della respirazione lenta e profonda, che rafforza il sistema respiratorio, calma il sistema nervoso e riduce la bramosia. Man mano che i desideri e le brame diminuiscono, la mente si libera e diventa un mezzo adatto alla concentrazione. Liberare la mente di tutte le sue illusioni è la vera Rechaka (espirazione); realizzare che “Io sono Atma (lo spirito)” è la vera Puraka (inspirazione); mantenere stabilmente la mente su questa convinzione è la vera Kumbhaka (ritenzione). Questo è il vero pranayama, dice Sankaracharya. Ogni creatura umana mormora inconsapevolmente col respiro la preghera “Soham” (sah= lui, Aham= Io-lui, lo spirito immortale, io sono) durante ogni inspirazione, così come durante ogni espirazione mormora “Hamsah” (Io sono lui). Questo ajapa-mantra (preghiera ripetitiva e inconscia) continua in ogni essere vivente per tutta la vita. E’ stato detto da Kariba Ekken, mistico del XVII secolo: “Se desiderate uno spirito tranquillo, per prima cosa regolate il vostro respiro, poiché quando questo è sotto controllo, il cuore sarà in pace: un respiro affannoso provoca agitazione. Perciò prima di iniziare qualsiasi attività regolate il respiro per addolcire il vostro umore e calmare il vostro spirito”. La chitta (mente, ragione e l’Io) è come un carro aggiogato ad un tiro di cavalli potenti. Uno di essi è prana (respiro), l’altro è vasana (desiderio). Il carro si muove nella direzione del cavallo più potente; se il respiro prevale, si ha il controllo dei desideri, si tengono a freno i sensi e si dona calma alla mente. Se prevale il desiderio, si ha invece respiro disordinato e mente agitata e turbata. Durante la pratica del pranayama gli occhi vengono tenuti chiusi per prevenire il divagare della mente. Quando prana e manas (mente) raggiungono la completa fusione, nasce una gioia ineffabile. Dato che il vero scopo dello yoga è controllare e calmare la mente, lo yogi apprenderà in primo luogo la tecnica del pranayama per dominare il respiro. Ciò gli permetterà di controllare i sensi e di raggiungere così lo stadio di pratyahara (distacco); soltanto allora la mente sarà pronta per la concentrazione (dhyana). Se si impedisce alla mente di vagare liberandola dalla indolenza e dalle distrazioni, si giunge ad uno stato di vuoto della mente (amanaska), che è lo stato supremo di samadhi. Ecco cos’è lo yoga: la fusione del respiro, della mente, e dei sensi e l’abbandono di tutte le condizioni poste dall’esistenza e dal pensiero.
La d.ssa Simona Cappello descrive due posizioni base dell’hatha yoga. Danno forza ed energia, irrobustiscono busto, bacino, gambe e sono propedeutiche a tante altre posizioni.
Trikonasana (Posizione del Triangolo)
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In questa posizione andiamo a disegnare con il corpo due triangoli che sono uniti attraverso i vertici nel nostro plesso solare (la zona che dall’ombelico arriva al diaframma). I due triangoli sovrapposti rappresentano nella tradizione induista l’equilibrio tra l’energia maschile e quella femminile. Questa posizione è dedicata a Siva, il protettore degli Yogin, il Trasformatore, e alla sua Sakti (la sua parte femminile). Sono molte le varianti di questo asana. Le diversità delle posizioni comportano anche differenze negli elementi e di conseguenza nei cakra attivati (le principali ghiandole endocrine stimolate). Questa eseguita è la postura più classica. Questa posizione aumenta le dimensioni del torace, per favorire un respiro migliore, tonifica e rinforza i muscoli delle gambe e della schiena elasticizza le caviglie e le anche , corregge la cifosi dorsale. E’ adatto alle persone fragili di corpo e mente proprio perchè è una posizione che più si mantiene più fa salire forza ed energia. Si esegue da ambo i lati e i tempi di mantenimento partono da pochi respiri a qualche minuto per lato. Più mantengo, più sento i benefici della posizione.
Virabhadrasana (Posizione dell’Eroe)
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Ancora una posizione che dà forza e potere, stabilità, equilibrio.
Virabhadra potente eroe, manifestazione di Siva. La leggenda racconta che egli nacque da un capello che il dio si strappò in un impeto d’ira e gettò nel Gange per dare vita a un essere di natura solo maschile. E’ quindi l’espressione della parte virile e dell’ira di Siva, irritato per non avere avuto la considerazione da altre divinità. Questa posizione rafforza le gambe e le braccia, i muscoli dell’addome e del torace, massaggia gli organi interni (stomaco, intestino, fegato milza), facilita la digestione, dona forza ed equilibrio. Si esegue prima su un lato e poi sull’altro.

kirlian2L’incontro, che si terrà sabato 14 novembre 2009 dalle 10.00 alle 12.00 presso il Centro Yoga Zenith in Corso Torino 38/2 Genova,  consiste in sedute dimostrative di dieci-quindici minuti, allo scopo di riequilibrare il campo energetico ed eliminare eventuali “blocchi”, spesso causa di disturbi sia fisici che psichici.
E’ necessaria la prenotazione presso il Centro (010531182 – simonazenithyoga@libero.it)
…Noi siamo vivi e stiamo bene quando il prana “fluisce” in modo equilibrato. Se c’è una qualsiasi interferenza, un qualsiasi blocco, ecco che si determina la malattia. La guarigione, comunque ottenuta, non è altro che il ripristino dell’armonico rifluire dell’energia vitale. Questa energia può essere gestita. E’ quello che fa il pranoterapeuta. Egli, in sostanza, non fa altro che rimuovere con il suo tocco, il suo massaggio o il suo passaggio, tutta quella serie di blocchi che, per un motivo o per l’altro impediscono lo scorrere naturale del prana, il suo calmo pulsare secondo i ritmi della natura in tutta armonia. Il male, qualsiasi ne sia la causa, non importa se determinata da fattori esterni od interni, è sempre causato da qualcosa che scompiglia l’ordinato lavorio degli organi cellulari, un’interferenza o un blocco per cui gli stimoli non arrivano nel modo giusto, così causando disordine ed il proliferare della malattia. Noi siamo strutturati per poter stare “sempre” bene. Abbiamo tali e tante di quelle autodifese capaci di far fronte a qualsiasi evenienza che, se queste non funzionano è perché non sono state “stimolate” a dovere. La cura pranica non fa altro che ovviare a questi inconvenienti, tramite degli input diretti agli organi mal funzionanti, onde ripristinare la loro corretta e piena funzione. Al contrario della medicina tradizionale, per la terapia pranica non esiste la malattia come base di studio, ma il malato. Non ci si sofferma, e tanto meno si cura il solo sintomo. Si va ben oltre, nel più profondo, onde pervenire alla causa. Se c’è un raffreddore, una febbre, una lombagia, un’ulcera, una ferita purulenta o qualsiasi altra cosa, è perché le nostre naturali autodifese non hanno funzionato nel modo dovuto. Se abbiamo mal di testa, con un cachet possiamo lenirlo, ma non certo prevenirne un altro. Se abbiamo dolori provocati da artrite possiamo ricorrere agli analgesici, ma non certo impedire al dolore di rifarsi vivo. La cura pranica, al contrario si basa sulla stimolazione delle naturali autodifese, opportunamente potenziate con l’immissione di bioenergia. Semplicemente riequilibrando il naturale ed armonico flusso energetico in ogni parte del corpo, essa avvia i vari processi di disintossicazione, allevia il dolore acuto e cronico, rigenera i tessuti pervenendo così alla guarigione secondo natura. E la sua forza agisce su tutti i livelli, siano essi fisici che psichici, poiché non fa altro che ripristinare il generale equilibrio energetico dell’organismo, agendo sulle forze di guarigione che sono in ognuno di noi…(tratto da un articolo di Carcan dal sito Solaris)

centro yoga zenith genovaRiprenderanno ad ottobre le dimostrazioni gratuite di Pranoterapia presso il Centro Yoga Zenith di Genova. L’incontro consiste in sedute dimostrative di dieci-quindici minuti cadauna, allo scopo di riequilibrare il campo energetico ed eliminare eventuali “blocchi”, spesso causa di disturbi sia fisici che psichici. E’ necessaria la prenotazione (010531182 – simonazenithyoga@libero.it)

Articolo di Carcan tratto da Solaris:

Il prana è l’energia vitale che tiene unito il nostro corpo
Noi siamo fatti di energia – condensata a livelli diversi e pulsante a ritmi diversi – ma sempre e solamente energia in continuo movimento, che circola attraverso cellule, tessuti, muscoli ed organi, fluida ed armoniosa. Un dolore, una disfunzione, una malattia altro non sono che un blocco, un ristagno o una deficienza nel suo armonico fluire. E’ tempo di vacanze. In condizioni prive di situazioni che creano affaticamento, tensioni o stress l’energia scorre armonicamente in modo naturale, mentre è più difficile che questo avvenga ricominciando il solito tran tran della vita quotidiana. Noi sappiamo tutto questo, tanto che ogni anno, i fortunati che possono concedersi il meritato riposo, ritornano dalle vacanze con il buon proponimento di iscriversi ad una palestra, frequentare un’ associazione culturale o leggere più libri di un dato argomento, per concedersi spazi vitali anche durante gli impegni quotidiani. Spesso però i ritmi frenetici che il sociale ci impone, ci fanno accantonare noi stessi e lo stress riprende il sopravvento, ponendo le basi per successivi disturbi di vario genere. Non lasciamo che questo accada. Impegnamoci di più ad avere un buon rapporto con noi stessi, non lasciamo che il livello di guardia delle nostre difese sia superato dalla nevrosi di “non farcela a fare tutto”. Impariamo a “respirare il prana”, ci sono molti libri, scuole di Yoga e di Pranoterapia che possono insegnarci a farlo, – mentre stiamo ancora bene – non quando già nuovamente siamo stanchi e perdiamo il controllo della situazione salute. Impariamo a gestire l’energia, a farci terapia da soli per prevenire, più che per curare. Coccoliamo il nostro preziosissimo ed insostituibile organismo umano, perche’ sia sempre in perfetta forma.

yogabambiniInizieranno ad ottobre i nuovi corsi di Yoga per bambini presso il Centro Yoga Zenith.

Lettura consigliata:

La saggezza dell’Oriente in un manuale di yoga per ragazzi
Gabriella Cella – Maria Grazia Cella

Un’insegnante di yoga e una pedagoga, immaginano un ragazzino italiano, Elio, vada a vivere in India con la famiglia, e grazie all’amicizia di Chandra, una coetanea indiana, e guidato da un saggio maestro, si accosta alla cultura del luogo e agli esercizi basilari della disciplina dello yoga nel modo più semplice e naturale possibile…
Il racconto diventa un espediente per avvicinare i più giovani allo yoga, ma anche un invito per gli adulti e gli insegnanti che si interessano della loro educazione…leggi tutto