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Categoria: respirazione

simolotoArticolo tratto da Benesserenergia.it

Se vuoi iniziare a meditare, dovrai prima di tutto imparare a effettuare una respirazione corretta.Devi capire come puoi trasformare un atto meramente meccanico e involontario in una fonte inesauribile di consapevolezza ed energia. Prendi consapevolezza nel tuo respiro, inizia a respirare come se fosse la prima volta e ritrova il tuo benessere!

Respirazione corretta per meditare

Per iniziare  a respirare correttamente, almeno per il primo periodo, dovrai trovare un luogo tranquillo e indisturbato. Siediti con la schiena dritta (almeno non rischi di addormentarti) e chiudi gli occhi.

  • Appoggia una mano sulla pancia. Ti servirà per capire se stai respirando correttamente. Dovrai infatti coinvolgere nell’atto dell’inspirazione la zona diaframmatica invece che quella toracica. Purtroppo, la maggior parte di noi utilizza involontariamente la seconda tecnica, cioè quella sbagliata. Non è grave, ma è bene tornare sulla “retta via” per godere di svariati benefici, e non solo da un punto di vista meditativo.
  • Per effettuare una buona respirazione diaframmatica inspira profondamente dalle narici e senti che la mano poggiata sulla pancia, si alza.
  • Riempi bene i polmoni e quando senti di essere sazio d’aria, buttala fuori attraverso la bocca. Per agevolarti puoi decidere di respirare contando. Inspira e allo stesso tempo conta fino a quattro. Fai lo stesso durante la fase dell’espirazione.
  • Non sforzarti. Non cercare di superare i tuoi limiti. Non devi rendere conto proprio a nessuno!Quando senti che la respirazione consapevole di procura fatica, interrompila e distrai la tua attenzione con qualche faccenda quotidiana. Presto smetterai di concentrarti sul respiro e tutto tornerà alla normalità. continua…
Ci portiamo seduti in posizione ferma e comoda. Occhi chiusi, respirazioni lente e profonde.
Stiamo entrando in uno spazio diverso: eliminiamo ogni pensiero, ogni preoccupazione; portiamo l’attenzione al respiro: sentiamo che in noi entra prâna, l’energia vitale, che sostiene ogni essere vivente. Tutto il nostro corpo se ne colma.
Col nostro essere in unità ora ci apprestiamo ad iniziare la nostra sâdhana (pratica spirituale).
Nota: la serie qui proposta non è adatta ai principianti, che dovranno eseguire prima una sequenza di riscaldamento e praticare solo sotto la supervisione di un insegnante qualificato.
Sarvângâsana – la candela
Lentamente sciogliamo la posizione.
Ci rilassiamo qualche attimo, rimanendo concentrati su Vishuddha ed immaginiamo di respirare con la gola, lentamente. Il prâna entra a poco a poco e colma le vertebre cervicali; un attimo di pausa, immaginando calore nel chakra nel quale siamo concentrati, poi espiriamo altrettanto lentamente. Ripetiamo questa respirazione altre due volte.
Halâsana – l’aratro
Ritorniamo al tappetino con movimento continuo e lento e ci abbandoniamo per un momento eliminando ogni contrazione del corpo, abbinando mentalmente alla respirazione il mantra so ‘ham («io sono Quello» – so durante l’inspirazione, ‘ham durante l’espirazione). Teniamo la mente concentrata sul nostro respiro.
Lentamente l’attenzione si sposta al corpo. Viviamo ora una posizione di compensazione, che libera e tonifica il collo e facilita la respirazione toracica e clavicolare.
Matsyâsana – il pesce
Sciogliamo la posizione lentamente. Cerchiamo di essere presenti con tutto il nostro essere anche nelle pause. Respiriamo in Ujjayi. Il respiro esce con un leggero suono che ricorda l’onda della risacca che arriva fino ai nostri piedi, poi espirando si allontana. Siamo presi dall’immensità dell’oceano.
Siamo distesi, alziamo le braccia lentamente e le portiamo al terreno, oltre la testa.
Pascimottanâsana – la pinza
Dopo aver allungato la colonna vertebrale ed esserci concentrati (a seconda della posizione raggiunta) per i principianti a Mûlâdhâra chakra e per i più avanzati in Manipûra chakra, lentamente torniamo distesi. Rilassandoci, sentiamo un senso di scioltezza e di benessere.
Poi la concentrazione va alla respirazione: un Bhastrikâ («mantice») leggero e rapido renderà il diaframma più mobile e lo libererà da ogni contrazione.
Terminato il prânâyâma cominciamo a visualizzare dentro di noi e vivere la posizione successiva.
Bhujangâsana – il cobra
Sciogliamo lentamente la posizione, portando prima il mento, poi il naso ed infine la fronte al terreno. Portiamo le mani a terra, la destra sopra la sinistra, la guancia sinistra sulla mano destra.
Ascoltiamo la nostra colonna vertebrale ed iniziando dal basso cantiamo mentalmente i bîja-mantra (LAM, VAM, RAM, YAM, HAM, OM) 3 volte, spostando la concentrazione su ogni chakra, quindi proseguiamo la sâdhana.
Salabhâsana – la locusta
Quando abbiamo completato la posizione ritorniamo con le braccia davanti al viso, a terra. Mano sinistra sopra la destra, guancia destra sulla mano sinistra.
Portiamo l’attenzione sull’area pelvica; sappiamo che Mûlâdhâra è situato fra genitali ed ano, ma immaginiamo di vederne l’immagine alla base della colonna vertebrale: all’interno di una zona gialla un fiore di loto con quattro petali rossi e al centro un quadrato. Meditiamo quindi sul quadrato: cosa indica questo simbolo?
Riportiamo ora attenzione al nostro corpo, disteso sul tappetino, e ci prepariamo all’ultimo piegamento all’indietro.
Dhanurâsana – l’arco
Sciogliamo la posizione e ci rilassiamo, rimanendo distesi sul ventre. La concentrazione va portata a Manipûra e lì visualizziamo un triangolo rosso con la punta verso il basso. Ad ogni inspirazione il colore rosso si accende e sembra che bruci come una brace, durante l’espirazione sembra spegnersi. Ripetiamo diverse volte.
La concentrazione si impara anche in queste pause. Ricordiamo che anche le pause fanno parte della sâdhana, quindi coinvolgiamo tutto il nostro essere e facciamo in modo che la mente sia concentrata su quello che facciamo.
Completiamo la serie dei piegamenti avanti e indietro con una torsione.
Ardha Matsyendrâsana
Sciolta la posizione, che stira e allunga tutti i muscoli tramite la torsione della colonna vertebrale, portiamo le braccia a terra oltre la testa e uniamo i pollici delle mani, premendo i polpastrelli uno contro l’altro. Mentre i muscoli del nostro corpo si distendono ci concentriamo sulle sensazioni che avvertiamo nel punto di contatto.
Torniamo infine con le mani ai fianchi e ci prepariamo mentalmente all’ultima posizione della sequenza.
Sîrsâsana – la posizione sulla testa
Scendiamo lentamente ma non riprendiamo subito la posizione distesa: poniamo le mani a pugno una sull’altra, la testa appoggiata ai pugni ed attendiamo qualche attimo prima di distenderci supini; descriviamo quindi dei movimenti lenti con la testa, verso destra e verso sinistra, abbinati alla respirazione. Quando sentiamo che la circolazione sanguigna è ripristinata normalmente ci portiamo seduti.
Immaginiamo all’altezza del cuore un uovo dorato: dopo qualche minuto di concentrazione – per trasformare l’immaginazione in visualizzazione – cominciamo a respirare lentamente col naso: ad ogni inspirazione questa luce si allarga, espandendosi leggermente nello spazio dentro ed infine intorno al nostro corpo. Effettuare almeno undici inspirazioni ed espirazioni prima di arrivare a sentire che ora quell’uovo dorato si è espanso tanto da contenere tutto il nostro essere.
Rimaniamo qualche minuto concentrati su questa immagine, che rappresenta la nostra realizzazione; visualizziamoci pieni di luce e ripetiamo tre volte: «io voglio la mia realizzazione». Poi, seguendo il percorso inverso, osserviamo la luce che si contrae fino a visualizzare l’uovo dorato all’altezza del cuore. Ripetiamo infine: «io sono quel seme eterno» (so ‘ham).
A poco a poco lasciamo svanire l’immagine, ci distendiamo e ci abbandoniamo, continuando a ripetere mentalmente: «io sono quel seme eterno», finché il mantra non si dissolve in una vibrazione che ci pervade.
di MP

candela2Tratto dal sito Yoga.it

Ci portiamo seduti in posizione ferma e comoda. Occhi chiusi, respirazioni lente e profonde.

Stiamo entrando in uno spazio diverso: eliminiamo ogni pensiero, ogni preoccupazione; portiamo l’attenzione al respiro: sentiamo che in noi entra prâna, l’energia vitale, che sostiene ogni essere vivente. Tutto il nostro corpo se ne colma.

Col nostro essere in unità ora ci apprestiamo ad iniziare la nostra sâdhana (pratica spirituale).

Nota: la serie qui proposta non è adatta ai principianti, che dovranno eseguire prima una sequenza di riscaldamento e praticare solo sotto la supervisione di un insegnante qualificato.

  1. Sarvângâsana – la candela

Lentamente sciogliamo la posizione.

Ci rilassiamo qualche attimo, rimanendo concentrati su Vishuddha ed immaginiamo di respirare con la gola, lentamente. Il prâna entra a poco a poco e colma le vertebre cervicali; un attimo di pausa, immaginando calore nel chakra nel quale siamo concentrati, poi espiriamo altrettanto lentamente. Ripetiamo questa respirazione altre due volte. continua…

simolotoLa respirazione yogica completa
di Renato Corradin
Fonte Yoga.it

Consiste in tre fasi successive legate da un armonico atto e costituisce la respirazione ideale
«Lo yoga esiste da oltre quattromila anni, ma forse è nuovo per voi.
Lo yoga conferisce il dominio dei sensi e vi libera dalla loro schiavitù.
Lo yoga non consiste solamente nel tenersi in equilibrio sulla testa, come molti credono, ma insegna ad affrontare la vita con i piedi ben piantati in terra.
Questa disciplina SENZA ESSERE UNA RELIGIONE tutte le contiene, non essendo contraria a nessuna di esse.
Lo yoga dona ai giovani la saggezza dell’esperienza e agli anziani il segreto della giovinezza.
Lo yoga vi farà conoscere qualcuno che prima sicuramente ignoravate: il vostro proprio sé». Swami Satchidananda

Questa scienza, che ha sfidato i secoli, è come una goccia di verità nell’oceano inquinato che è la vita moderna. Ora viviamo in una civiltà che ci impone modi di vita innaturali: non sappiamo più respirare; mangiamo troppo ed in malo modo; ignoriamo l’arte del rilassamento psico-fisico, presi come siamo dal ritmo stressante della vita che conduciamo.
La pratica dello yoga consente di ottenere benefici sul piano fisico, mentale e spirituale, ma soprattutto costituisce una via di ricerca dell’UOMO INTERIORE.
Una delle pratiche più importanti e spesso sottovalutate è la respirazione. continua…

yogaDALLA STABILITÀ DELLA TERRA ALL’IMPETUOSITÀ E LEGGEREZZA DELL’ARIA

Pratica fisica e mentale rivolta a coloro che vorrebbero superare paure, problemi, ansie, che li tengono irrigiditi ed inquadrati in schemi negativi ma che, allo stesso tempo, vorrebbero “spiccare il volo” verso una realtà meno pesante di quella che stanno vivendo.
A tal fine verranno eseguite posizioni e tecniche di respirazione volte a dare stabilità e sicurezza per poi continuare con un lavoro più approfondito sul respiro e quindi sull’apertura, su ciò che permetta al respiro di espandersi: torace, spalle, dorso, braccia.
La pratica migliorerà la nostra postura e quindi il nostro modo di porci agli altri ma soprattutto a noi stessi, verso una ritrovata fiducia in noi stessi e negli altri.

Seminario condotto dalla Dott.ssa Simona Cappello
Sabato 10 marzo 2012
Dalle 9.30 alle 12.30
Centro Studi Yoga Zenith Genova
Corso Torino, 38/2 – 16129 Genova
Info: 010 531182 –347 9186722

Scarica volantino

Simona CappelloQuesto seminario ha il fine di conquistare la percezione del proprio corpo (postura, allineamento, etc.) per imparare a “stare in piedi”.
Tutti noi ovviamente siamo capaci a stare in piedi, ma molte volte, purtroppo, male, a discapito della nostra colonna vertebrale e del nostro equilibrio fisico e mentale. Proprio su questo si andrà a lavorare: sulla capacità di reggersi correttamente sui piedi, sulle gambe e sulla colonna vertebrale, ovvero su tutto ciò che ci dà la possibilità di radicarci, di essere stabili e sicuri. A tale scopo verranno usate asana (posizioni), tecniche di respirazione, mantra e yoga nidra (rilassamento). L’effetto positivo sarà assicurato inizialmente sul corpo che troverà stabilità ed equilibrio e poi di conseguenza sulla mente….leggi tutto sul volantino.

Conduttrice: dott.ssa Simona Cappello
Sabato 5 novembre 9,30 – 12,30
Informazioni e prenotazioni: Centro Studi Yoga Zenith
Corso Torino 38/2 – Genova
Tel. 010 531182

simoloto2Le tecniche dolci di rilassamento Indiano
di Amadio Bianchi
articolo tratto da Solaris.it

Capire che la mente umana si organizza per schemi è stata una importante intuizione. Lo è stata per coloro che attraverso una semplice tecnica di rilassamento hanno potuto offrire all’uomo la possibilità di estirpare i sui vizi comportamentali. La scoperta, ha fornito ai maestri indiani, la possibilità di costruire ordinate tecniche attraverso le quali, i loro fruitori, potevano e possono mettere in atto cambiamenti anche quando l’insuccesso sembra scontato. Vi stò parlando delle antiche tecniche di rilassamento indiane, ribattezzate da un conosciuto maestro con il nome di Yoga Nidra. A tali tecniche si ispira anche il Training Autogeno, ma oserei dire, che le tecniche orientali, si presentano più capaci ed affrontano anche altri aspetti che non riguardano solo il rilassamento fine a se stesso. Esse mettono in atto esperienze di risveglio dello stato dell’attenzione, poi della consapevolezza e infine una indagine conoscitiva profonda, paragonabile a quella della meditazione, nella quale il soggetto arriva a conoscere stati di coscienza inusuali, ritrovandosi a stretto contatto con la sua essenziale natura.
Uno di questi importanti aspetti è rappresentato dal Sankalpa (proposito), da esprimere al momento giusto, in relazione ad un cambiamento che si desidera mettere in atto. La nostra vita è disseminata di tentativi di cambiamento il più delle volte umiliati dall’insuccesso. Bisogna innanzitutto comprendere cosa succede e, in particolare, come funziona la nostra mente. Affrontare nemici forti come le cattive abitudini con ignoranza, porta sicuramente al disastro e un disastro psicologico, rischia di indebolire la personalità, rendendola sempre più vulnerabile. Ogni tentativo, ad esempio, “andato in fumo” per smettere di fumare, fa di noi esseri caratterialmente deboli e fragili, e, tale debolezza, trova sicuramente ripercussione anche in altri aspetti della nostra esistenza. Attenzione dunque a mettere in atto tentativi solo quando si è abbastanza determinati e sicuri di poter uscire vittoriosi. Diversamente si pagherà un caro prezzo. Sforziamoci allora di comprendere alcune cose: come ho detto all’inizio, la mente umana si organizza per schemi. Cosa significa: che la mente legge per buone tutte le abitudini acquisite e tende a difenderle.
Anzi considera le “abitudini diverse” come nemiche. È per questa ragione che talvolta tendiamo a disprezzare chi fa le cose diverse da noi. In altri termini intendo chiaramente dire che, dello schema, fanno parte anche le sue difese. Per questa ragione, quando vogliamo cambiare, diventa difficile. Pensate ai bambini e, ad esempio, alle loro abitudini alimentari. Vogliono mangiare sempre le stesse cose: la pastasciutta col pomodoro, le patate fritte… nonostante proponiate loro le pietanze più appetitose. Sì, perchè la mente del bambino ha acquisito quei pochi cibi come “buoni” e li difende. E pensate anche ad un’altra fatto ancora più evidente: se vi ricordate, quando avete voluto iniziare a fumare, avete avuto grosse difficoltà. Forse anche voi avete voluto imparare a fumare per essere “grandi”. Lo schema mentale di quel momento, tuttavia, vi ha avvertito che stavate facendo qualcosa di non corretto. Avete impiegato la volontà necessaria andando addirittura contro natura per modificare quello schema. È stata dura… avete pagato con disturbi fisici, vomito, mal di testa, ma alla fine ce l’avete fatta.
… Oggi pretendereste di smettere di fumare senza l’impiego di altrettanta energia. Ma, a parte il fumo, ciò vale anche per gli altri aspetti del problema denominato “cambiamento”. Il mercato offre tanti metodi per affrontarlo… dalla psicanalisi allo yoga, dalle terapie americane a quelle cinesi… dal risveglio del senso di colpa a chi più ne ha più ne metta… Personalmente consiglio metodi naturali e dolci. Ecco perché in questo articolo vi propongo le tecniche indiane. Esse partono da una scoperta: la mente quando è rilassata è meno reattiva e facilmente si lascia sorprendere da un proposito che può passare le sue linee di difesa e insinuarsi oltre le stesse. Ciò significa che se un soggetto è messo in condizione di operare una decisa scelta (proposito), in profondo stato di rilassamento esprimendola con forza interiore, essa può divenire “passante” come una freccia scagliata oltre le mura del castello mentale. Questo pensiero “intruso” una volta che si trova al di là delle “difese” non può che essere preso in considerazione dalla mente e “lavorato”. Ne consegue un aggiustamento, qualche volta, almeno all’inizio, disorientante per la mente stessa.
Essa è obbligata a produrre un nuovo schema del quale va a far parte il proposito di cambiamento che, se continuamente rinforzato, porta a sicura realizzazione. La situazione, tuttavia, non deve essere presa con leggerezza. Bisogna tenere conto che, durante il periodo di assestamento, il soggetto trattato o che si autotratta, può stare un po’ male, o per lo meno non essere in perfetta forma. Non è difficile capire il perché. Mi sento tuttavia di sostenere che, se una persona è fortemente turbata da quelle che potremmo definire “cattive abitudini”, senza aver trovato altre risorse per combatterle, può sicuramente ricorrere alle tecniche di Yoga Nidra. Esse consistono in pratiche che si possono trovare anche incise su audiocassetta: sdraiati sul pavimento, in posizione comoda, ci si lascia guidare dalla voce di un esperto, prima nella presa di coscienza del piano fisico, poi l’emozionale ed infine il mentale. Le pratiche procurano certamente più benefici se eseguite in ambiente idoneo come una scuola di Yoga, sotto gli occhi di un buon maestro.

Amadio Bianchi

Seminario intensivo

di yoga


Sabato 9 aprile 2011 dalle 9.30 alle 12.30

fotoseminario

DALLA STABILITÀ DELLA TERRA ALLA

LEGGEREZZA DELL’ARIA

In questo seminario verranno eseguite posizioni che, lavorando sulla forza degli arti inferiori, daranno stabilità, equilibrio e sicurezza.

Una volta conquistata la stabilità si eseguiranno via via posizioni volte ad aprire, ad espandere l’allievo attraverso il corpo, verso una sensazione di leggerezza che possa permettere di affrancarsi e distaccarsi dai pesi della vita quotidiana.

Il seminario non verterà solo su una pratica prettamente fisica, ma verranno eseguite tecniche di concentrazione, di respirazione e di rilassamento, affinché l’allievo possa arrivare in modo semplice e spontaneo all’esecuzione delle posizioni e al distacco mentale .

Conduttrice: Dott.ssa Simona Capello

Centro studi Yoga Zenith Corso Torino 38/2 Tel: 010 53 11 82

Scarica volantino

yoga-meditationIl collegamento che sussiste nello yoga tra mente, sistema nervoso e respiro
di Amadio Bianchi

È anche troppo palese, inoltre, il collegamento che sussiste tra mente, sistema nervoso e respiro. Le tensioni, preoccupazioni, ansie e paure sono purtroppo in grado di influire sul suo ritmo. Questo, tuttavia, non deve scoraggiarci poiché è anche vero il contrario: si può partire dal respiro per aggiustare molte cose. Nella scuola di Yoga, quando inizio un serio addestramento alla respirazione, mi armo di un metro da sarto e incomincio a misurare la differenza tra espansione e contrazione della cassa toracica dei miei allievi, sia a livello addominale, sia toracico, sia clavicolare. Ciò mi permette di capire dove, chi mi sta di fronte, è più debole e maggiormente attaccabile dalla malattia, e dove l’energia che muove con il soffio viene diretta nel suo corpo. Alla respirazione di tipo addominale corrisponde la salute della parte bassa del corpo e della relativa vita istintuale, a quella toracica la salute della parte media e della attinente costituzione emotiva, infine a quella clavicolare la parte alta del corpo e l’aspetto intellettivo. Affinché possiate meglio comprendere come funzioniamo, vi ricordo che la donna, per sua propria natura, ha una buona respirazione di tipo toracico-alta mentre è normalmente carente di quella bassa o addominale. L’uomo, al contrario, nasce con una buona predisposizione per la respirazione addominale ma è carente nelle altre. I problemi della donna infatti sono soprattutto nella parte bassa del corpo, dove lei è facilmente attaccabile dai malanni (vene varicose, flebiti, intestino pigro, infiammazioni alle ovaie, mestruazioni dolorose ecc.) mentre i problemi cardiaci sono sempre stati una prerogativa dell’uomo (è sempre stato l’uomo a morire d’infarto almeno fino a prima di questo cambiamento di ruoli nella società). continua…