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Categoria: Prana

L’importanza del corpo nella crescita spirituale
di Daniela Borgini

Secondo la nota formula di Einstein “E=m*c^2” si deduce che materia ed energia sono in realtà due aspetti della stessa oggettività, i fondamenti della Fisica Quantistica affermano che non esiste una realtà obiettiva della materia e che il suo stato oggettivo è caratterizzato da un addensamento energetico. E’ quindi l’ Energia Vitale (il Prana degli indiani o il Chi dei cinesi) che attraverso il continuo fluire crea e modifica incessantemente ogni realtà. Secondo quanto scritto sopra anche ogni cellula del nostro corpo altro non è che Energia Vitale in continua metamorfosi, il cui stato di salute, le cui vibrazioni dipendono solo da noi, dalla qualità della nostra vita e dei nostri pensieri. Tutti noi, per poter vivere, abbiamo bisogno di energia vitale. Quando l’energia vitale è esaurita completamente subentra la morte. Ci sono persone che, disponendo di molta energia vitale, vivono una vita piena e realizzata ed altre che, avendo poca energia vitale, sono stanche, esauste, nervose, frustrate, sofferenti e soggette a molti tipi di malattia. La maggior parte di queste persone invecchia precocemente e ha un’ età biologica molto maggiore di quella anagrafica.

La capacità e possibilità di incrementare e lasciar fluire l’Energia è in tutti noi.
Assorbiamo Energia:
- respirando correttamente
- alimentandoci con cibi leggeri e genuini
- praticando Yoga o Tai Chi
- mantenendo posture corrette

* Un respiro consapevole, che vada oltre la soglia della superficialità, rivitalizza e nutre costantemente i nostri organi vitali,
* una cucina poco elaborata, fatta di semplici cibi biologici facilmente assimilabili, ci rifornisce di energia dalle vibrazioni sottili,
* la pratica quotidiana di esercizi fisici mirati ad incrementare e non disperdere le energie corporee, che aiuti anche a tenere la mente quieta, eleva le vibrazioni energetiche ad ottave superiori,
* dobbiamo infine allenarci a camminare, sederci e dormire assumendo posture corrette, così che la colonna vertebrale sia sempre eretta e ben allineata.

Fonte:  Solaris.it

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Pranayama
di Mimma Campiti, allieva del Centro Yoga Zenith di Genova

La parola prana ha, come il termine yoga, un ampio significato. Prana significa fiato, respirazione, vita, vitalità, vento energia o forza. Indica anche l’anima in opposizione al corpo. La parola è usata generalmente al plurale per indicare i respiri vitali. Ayama significa lunghezza, espansione, stiramento o controllo. Pranayama perciò significa estensione del respiro e suo controllo. Il soffio vitale prana e l’anima, l’Atman o spirito, vengono dalla stessa radice sanscrita AN che significa respirare, muoversi, vivere; significa soffio cosmico primordiale principio e sostegno di tutte le funzioni vitali.
In un antico testo, Prashna Upanishad, troviamo che il prana viene dall’Atman e l’Atman è Brahman, il principio generativo e conoscitivo, in cui confluiscono tutte le facoltà umane e divine. E’ vayu, il vento, a trasportare il prana, che viene assimilato dall’uomo attraverso la pelle e il respiro. Prana è il principio vitale che governa tutto l’universo. Pranayama è appunto l’imparare a dirigere questo principio vitale, nel corpo e nella mente, attraverso tecniche particolari di respirazione. Nelle sue fasi di inspirazione, trattenimento ed espirazione, il pranayama ripropone i ritmi cosmici: l’emanazione, la conservazione, la dissoluzione, per riportare all’unione del sé individuale con il cosmo. Solitamente la nostra respirazione avviene spontanea, più o meno profonda, ma senza una particolare coscienza dell’atto respiratorio. Attraverso la respirazione Yoga, il pranayama, diventiamo coscienti del respiro, consapevoli di questo continuo scambio con l’universo che ci circonda e delle conseguenti vere e proprie modificazioni della nostra coscienza, fino alla sua totale espansione.
L’inspirazione, Puraka, è associata alla felicità, alla luce, alla pienezza, alla vita, al prendere dall’esterno e ricaricarci di energia. Ogni volta che inspiriamo dovremmo prendere coscienza della morte come uno degli aspetti della vita, ma soprattutto del vuoto come vera pienezza. Pranayama è quindi la sicenza del respiro, ed è il punto centrale attorno al quale gira la ruota della vita. Perciò lo yogi segue il giusto ritmo della respirazione lenta e profonda, che rafforza il sistema respiratorio, calma il sistema nervoso e riduce la bramosia. Man mano che i desideri e le brame diminuiscono, la mente si libera e diventa un mezzo adatto alla concentrazione. Liberare la mente di tutte le sue illusioni è la vera Rechaka (espirazione); realizzare che “Io sono Atma (lo spirito)” è la vera Puraka (inspirazione); mantenere stabilmente la mente su questa convinzione è la vera Kumbhaka (ritenzione). Questo è il vero pranayama, dice Sankaracharya. Ogni creatura umana mormora inconsapevolmente col respiro la preghera “Soham” (sah= lui, Aham= Io-lui, lo spirito immortale, io sono) durante ogni inspirazione, così come durante ogni espirazione mormora “Hamsah” (Io sono lui). Questo ajapa-mantra (preghiera ripetitiva e inconscia) continua in ogni essere vivente per tutta la vita. E’ stato detto da Kariba Ekken, mistico del XVII secolo: “Se desiderate uno spirito tranquillo, per prima cosa regolate il vostro respiro, poiché quando questo è sotto controllo, il cuore sarà in pace: un respiro affannoso provoca agitazione. Perciò prima di iniziare qualsiasi attività regolate il respiro per addolcire il vostro umore e calmare il vostro spirito”. La chitta (mente, ragione e l’Io) è come un carro aggiogato ad un tiro di cavalli potenti. Uno di essi è prana (respiro), l’altro è vasana (desiderio). Il carro si muove nella direzione del cavallo più potente; se il respiro prevale, si ha il controllo dei desideri, si tengono a freno i sensi e si dona calma alla mente. Se prevale il desiderio, si ha invece respiro disordinato e mente agitata e turbata. Durante la pratica del pranayama gli occhi vengono tenuti chiusi per prevenire il divagare della mente. Quando prana e manas (mente) raggiungono la completa fusione, nasce una gioia ineffabile. Dato che il vero scopo dello yoga è controllare e calmare la mente, lo yogi apprenderà in primo luogo la tecnica del pranayama per dominare il respiro. Ciò gli permetterà di controllare i sensi e di raggiungere così lo stadio di pratyahara (distacco); soltanto allora la mente sarà pronta per la concentrazione (dhyana). Se si impedisce alla mente di vagare liberandola dalla indolenza e dalle distrazioni, si giunge ad uno stato di vuoto della mente (amanaska), che è lo stato supremo di samadhi. Ecco cos’è lo yoga: la fusione del respiro, della mente, e dei sensi e l’abbandono di tutte le condizioni poste dall’esistenza e dal pensiero.
La d.ssa Simona Cappello descrive due posizioni base dell’hatha yoga. Danno forza ed energia, irrobustiscono busto, bacino, gambe e sono propedeutiche a tante altre posizioni.
Trikonasana (Posizione del Triangolo)
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In questa posizione andiamo a disegnare con il corpo due triangoli che sono uniti attraverso i vertici nel nostro plesso solare (la zona che dall’ombelico arriva al diaframma). I due triangoli sovrapposti rappresentano nella tradizione induista l’equilibrio tra l’energia maschile e quella femminile. Questa posizione è dedicata a Siva, il protettore degli Yogin, il Trasformatore, e alla sua Sakti (la sua parte femminile). Sono molte le varianti di questo asana. Le diversità delle posizioni comportano anche differenze negli elementi e di conseguenza nei cakra attivati (le principali ghiandole endocrine stimolate). Questa eseguita è la postura più classica. Questa posizione aumenta le dimensioni del torace, per favorire un respiro migliore, tonifica e rinforza i muscoli delle gambe e della schiena elasticizza le caviglie e le anche , corregge la cifosi dorsale. E’ adatto alle persone fragili di corpo e mente proprio perchè è una posizione che più si mantiene più fa salire forza ed energia. Si esegue da ambo i lati e i tempi di mantenimento partono da pochi respiri a qualche minuto per lato. Più mantengo, più sento i benefici della posizione.
Virabhadrasana (Posizione dell’Eroe)
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Ancora una posizione che dà forza e potere, stabilità, equilibrio.
Virabhadra potente eroe, manifestazione di Siva. La leggenda racconta che egli nacque da un capello che il dio si strappò in un impeto d’ira e gettò nel Gange per dare vita a un essere di natura solo maschile. E’ quindi l’espressione della parte virile e dell’ira di Siva, irritato per non avere avuto la considerazione da altre divinità. Questa posizione rafforza le gambe e le braccia, i muscoli dell’addome e del torace, massaggia gli organi interni (stomaco, intestino, fegato milza), facilita la digestione, dona forza ed equilibrio. Si esegue prima su un lato e poi sull’altro.

kirlianUn viaggio attraverso i chakra
Armonizzazione e riequilibrio del campo energetico

L’incontro, che si terrà il giorno giovedì 21 maggio 2009 dalle 16.15 alle 18.15 consiste in sedute dimostrative di dieci-quindici minuti cadauna, allo scopo di riequilibrare il campo energetico ed eliminare eventuali “blocchi”, spesso causa di disturbi sia fisici che psichici.

E’ necessaria la prenotazione presso il Centro, tel. 010 531182

Per saperne di più sulla pranoterapia

Il Prana è un creatore perennemente attivo
L’energia vitale (in lingua sanscrita Prana) secondo l’antichissima dottrina degli illuminati d’oriente è il nucleo originario dal quale scaturisce ogni vita, ogni moto, ogni attività. Ogni materia è nata, tuttora nasce e continuerà in futuro a nascere da un elemento originario: lo spirito della materia (Akasha). All’inizio della creazione il prana prese ad agire sullo spirito della materia e cominciò a modellare e a formare, grazie alle sue innumerevoli forze presero a sorgere e ancora sorgono le innumerevoli forme della materia. Il prana è presente, in qualità di forza vitale, in ogni forma di vita, senza di esso non può esistere la parabola vita poiché ogni tipo di forza e qualunque movimento si fondano sull’ energia, dalla forza di gravità a quella d’attrazione, dall’ elettricità alla radioattività. Il corpo umano assume energia pranica prevalentemente attraverso il respiro, se ci pensiamo il respiro è l’ unica funzione assolutamente e continuamente indispensabile alla sopravvivenza; assumiamo poi energia dall’ l’alimentazione, dagli elementi ( terra, acqua, fuoco, aria, etere), dai regni della natura ( regno animale, vegetale, minerale) dal contatto fisico e dalle relazioni con le persone.
L’ energia circola nel corpo attraverso un fitto reticolo di canali (nadi) che la trasportano ad ogni organo, ad ogni cellula. Secondo l’anatomia yogica tre sono i canali di maggior rilevanza: uno centrale (Sushumna) che attraversa longitudinalmente tutto il busto e due laterali ( Ida e Pingala) che hanno origine rispettivamente nella narice sinistra ed in quella destra e sono trasportatori il primo di energia yin, lunare e femminile, il secondo di energia yang, solare e maschile. La nadi centrale, Sushumna, prende origine alla base della spina dorsale e sale per unirsi definitivamente a Ida e Pingala nella zona della fronte, queste ultime scendono con un movimento a spirale dalle narici e incontrano la Sushumna in determinati punti, i famosi Chakra, le ruote, i vortici, i centri privilegiati di contatto tra il corpo materiale ed il corpo energetico. Ida rappresenta la polarità negativa dell’energia vitale e ha funzione di portare consapevolezza e coscienza ad ogni parte del corpo. La sua azione è ritenuta calmante e rinfrescante. Pingala è la polarità positiva e solare, la sua azione è prettamente energetica, di attivazione del corpo fisico.
Accostamenti sono stati fatti tra questi due canali ed il sistema nervoso vegetativo identificando Ida col sistema parasimpatico e Pingala col sistema simpatico, mentre Sushumna indicherebbe le funzioni del sistema nervoso centrale. Fondamentale è imparare ad ascoltare, è attraverso l’ascolto che possiamo riconoscere la nostra energia ed i suoi flussi, è indispensabile per chi pratica yoga ed è di grande aiuto per chiunque. Molti disagi sono il prodotto di energie trascurate, lasciate in gestione al caso per inconsapevolezza o per una scarsa attenzione. Sono migliaia di anni che le filosofie orientali riconoscono nell’energia le forze trasformatrici, basta pensare al Ciclo dei Mutamenti dell’I Ching che ci invita a percepire i movimenti e le forze insite in ogni elemento o al più semplice intreccio delle tre Guna (qualità dell’energia) che con elementare rigore ci insegnano a distinguere un’energia densa e pesante ( Tamas) da una veloce ed in costante movimento ( Rajas ) ad un ‘altra leggera come un soffio di brezza (Sattva). Con le consuete attività fisiche ( lavoro, attività varie, sport) noi disperdiamo energia fisica, il corpo si stanca.
Avviene il contrario con la pratica dello yoga fisico, l’ Hatha Yoga. Questa disciplina, pur coinvolgendo il movimento muscolo scheletrico ci consente di immagazzinare grandi quantità di energia di cui parte viene inviata ai sistemi ghiandolari e agli organi vitali e parte diventa una riserva che viene custodita dal cervello e dai centri nervosi, a cui possiamo attingere nelle necessità.
Daniela Borgini
Solaris.it