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Categoria: Prana

Sedute dimostrative gratuite
di Pranoterapia

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L’incontro, che si terrà sabato 7 febbraio 2015 dalle 10.15 alle 12.15 presso il Centro Yoga Zenith Corso Torino 38/2 Genova, ha lo scopo di promuovere l’immagine di questa disciplina bio-naturale e di farne conoscere i suoi benefici (azione rilassante, proprietà antinfiammatoria, proprietà antidolorifica, ecc.).


Solo su prenotazione

Noi siamo vivi e stiamo bene quando il prana “fluisce” in modo equilibrato. Se c’è una qualsiasi interferenza, un qualsiasi blocco, ecco che si determina la malattia. La guarigione, comunque ottenuta, non è altro che il ripristino dell’armonico rifluire dell’energia vitale. Questa energia può essere gestita. E’ quello che fa il pranoterapeuta. Egli, in sostanza, non fa altro che rimuovere con il suo tocco, il suo massaggio o il suo passaggio, tutta quella serie di blocchi che, per un motivo o per l’altro impediscono lo scorrere naturale del prana, il suo calmo pulsare secondo i ritmi della natura in tutta armonia. Il male, qualsiasi ne sia la causa, non importa se determinata da fattori esterni od interni, è sempre causato da qualcosa che scompiglia l’ordinato lavorio degli organi cellulari, un’interferenza o un blocco per cui gli stimoli non arrivano nel modo giusto, così causando disordine ed il proliferare della malattia…. (tratto dall’articolo “La Cura Pranica” postato sul sito Solaris.it).

L’incontro consiste in sedute di dieci-quindici minuti a scopo dimostrativo, per chi non conosce la Pranoterapia o ne ha soltanto sentito parlare.

Per prenotazioni rivolgersi al Centro Studi Yoga Zenith
Tel. 347 9186722

YV7J0052Articolo tratto da Yoga.it

Che cos’è un âsana?
Questa parola, che normalmente si traduce come «posizione», significa «ciò che è saldo e comodo» e sottintende per uno yogin tutte le posizioni del corpo in cui sono presenti stabilità, immobilità, assenza di sforzo.
Queste condizioni sono indispensabili perché le posizioni siano definite yogiche, in quanto gli âsana danno modificazioni a livello profondo solo se la posizione viene mantenuta a lungo.
Quando eseguiamo una posizione dobbiamo sentirci nella nostra totalità: spirito, corpo, mente tesi all’unità. Le posizioni si potrebbero dunque definire un rituale, una preghiera di tutto il nostro essere.
I benefici degli âsana
Gli effetti fisici degli âsana sono molti: tra gli altri essi risvegliano le attività dei muscoli che normalmente tendono ad atrofizzarsi, perché poco utilizzati, specialmente quelli del torace, della parete addominale, del dorso, ecc. Alcuni âsana potenziano il tono muscolare, mentre altri esercitano un’azione di allungamento su tendini e muscolatura. Ciò migliora la mobilità delle articolazioni, rendendo il corpo più sciolto e mobile. Inoltre ogni âsana ha un’azione specifica su alcuni organi interni e porta equilibrio al sistema nervoso centrale.
Gli effetti energetici o «pranici» delle posizioni sono però ancora più importanti. Infatti esiste un corpo energetico o fluidico in tutto aderente al corpo fisico; le loro funzioni sono strettamente correlate. Gli organi principali del corpo pranico sono appunto i chakra, ricettori, accumulatori e distributori della forza pranica.
Ogni âsana agisce su di un chakra o su più d’uno. La compressione o distensione subita dalle parti del corpo umano che hanno corrispondenza diretta nei chakra si ripercuote sulle funzioni dei chakra medesimi.
Sappiamo infatti che l’hatha-yoga non agisce solo sul corpo come una comune ginnastica, ma crea armonia su tutti i piani (fisico, mentale, spirituale).
Gli âsana sono molti – più di otto milioni secondo le scritture! – tuttavia è sufficiente praticarne un numero limitato per conservare un perfetto equilibrio fisico e psichico.
Che cos’è un âsana?
Questa parola, che normalmente si traduce come «posizione», significa «ciò che è saldo e comodo» e sottintende per uno yogin tutte le posizioni del corpo in cui sono presenti stabilità, immobilità, assenza di sforzo.
Queste condizioni sono indispensabili perché le posizioni siano definite yogiche, in quanto gli âsana danno modificazioni a livello profondo solo se la posizione viene mantenuta a lungo.
Quando eseguiamo una posizione dobbiamo sentirci nella nostra totalità: spirito, corpo, mente tesi all’unità. Le posizioni si potrebbero dunque definire un rituale, una preghiera di tutto il nostro essere.
I benefici degli âsana
Gli effetti fisici degli âsana sono molti: tra gli altri essi risvegliano le attività dei muscoli che normalmente tendono ad atrofizzarsi, perché poco utilizzati, specialmente quelli del torace, della parete addominale, del dorso, ecc. Alcuni âsana potenziano il tono muscolare, mentre altri esercitano un’azione di allungamento su tendini e muscolatura. Ciò migliora la mobilità delle articolazioni, rendendo il corpo più sciolto e mobile. Inoltre ogni âsana ha un’azione specifica su alcuni organi interni e porta equilibrio al sistema nervoso centrale.
Gli effetti energetici o «pranici» delle posizioni sono però ancora più importanti. Infatti esiste un corpo energetico o fluidico in tutto aderente al corpo fisico; le loro funzioni sono strettamente correlate. Gli organi principali del corpo pranico sono appunto i chakra, ricettori, accumulatori e distributori della forza pranica.
Ogni âsana agisce su di un chakra o su più d’uno. La compressione o distensione subita dalle parti del corpo umano che hanno corrispondenza diretta nei chakra si ripercuote sulle funzioni dei chakra medesimi.
Sappiamo infatti che l’hatha-yoga non agisce solo sul corpo come una comune ginnastica, ma crea armonia su tutti i piani (fisico, mentale, spirituale).
Gli âsana sono molti – più di otto milioni secondo le scritture! – tuttavia è sufficiente praticarne un numero limitato per conservare un perfetto equilibrio fisico e psichico.

Sedute dimostrative gratuite di Pranoterapia

kirlian2L’incontro, che si terrà sabato 10 maggio 2014 dalle 10.00 alle 12.00 presso il Centro Yoga Zenith Corso Torino 38/2 Genova, ha come scopo fondamentale quello di promuovere l’esatta immagine di questa disciplina bio-naturale e di farne conoscere i suoi benefici.

Solo su prenotazione

Noi siamo vivi e stiamo bene quando il prana “fluisce” in modo equilibrato. Se c’è una qualsiasi interferenza, un qualsiasi blocco, ecco che si determina la malattia. La guarigione, comunque ottenuta, non è altro che il ripristino dell’armonico rifluire dell’energia vitale. Questa energia può essere gestita. E’ quello che fa il pranoterapeuta. Egli, in sostanza, non fa altro che rimuovere con il suo tocco, il suo massaggio o il suo passaggio, tutta quella serie di blocchi che, per un motivo o per l’altro impediscono lo scorrere naturale del prana, il suo calmo pulsare secondo i ritmi della natura in tutta armonia. Il male, qualsiasi ne sia la causa, non importa se determinata da fattori esterni od interni, è sempre causato da qualcosa che scompiglia l’ordinato lavorio degli organi cellulari, un’interferenza o un blocco per cui gli stimoli non arrivano nel modo giusto, così causando disordine ed il proliferare della malattia….

(Ritengo sufficientemente esplicativo questo breve passaggio tratto dall’articolo “La Cura Pranica” postato sul sito Solaris.it).

L’incontro consiste in sedute di dieci-quindici minuti a scopo dimostrativo, per chi non conosce la Pranoterapia o ne ha soltanto sentito parlare.

Per prenotazioni rivolgersi al Centro Studi Yoga Zenith
Tel. 347 9186722

simolotoLa schiena eretta fa la differenza?
(Articolo di Sn. Swasti Mudrananda tratto da Yoga.it)

E’ con la schiena dritta e posta tra terra e cielo che noi ci realizziamo o lasciamo il corpo

Si narra che i grandi Maestri abbiano avuto l’illuminazione stando seduti (per terra e quindi a gambe incrociate) chi sotto un albero (Buddha) chi nel deserto (Gesù), chi da una parte e chi dall’altra.
Finalmente la medicina moderna, giovane scienza in fatto di esseri umani, sembra aver compreso che la posizione supina non sia la posizione più appropriata per partorire: infatti stando accovacciati – e quindi con la schiena diritta – ci si può avvalere anche della forza di gravità oltre che di apâna, il Prâna (forza vitale) sussidiario specifico nella spinta verso il basso.
Anche I. Newton, quando ebbe la geniale idea di teorizzare la forza di gravità, sembra fosse seduto sotto un albero.
Ma non è il luogo o l’albero su cui voglio portare l’attenzione o meglio: se vediamo l’albero come quell’organismo vivente che incanala il Prâna cosmico per renderlo disponibile sulla terra – e quindi agli esseri viventi – allora ecco che noi abbiamo la colonna vertebrale che riassume le stesse funzioni a livello microcosmico.
Ma in realtà quello su cui voglio portare l’accento è che ciò che ci distingue dai fratelli quadrupedi è proprio la verticalità, la capacità di stare eretti e fare come intermediatore tra cielo e terra. Ecco che quando realizziamo questo in pratica, avviene la realizzazione almeno della dimensione Umana.
Tra le altre cose un Essere Umano realizzato lascia il corpo stando in perfetta posizione seduta, a gambe incrociate e senza supporti altri se non le proprie vertebre.
Insomma è con la schiena dritta e posta tra terra e cielo che noi ci realizziamo o lasciamo il corpo. Così fecero diversi maestri di tantra, che siano shivaiti, o buddhisti, ecc… Un grande Maestro è libero di lasciare il corpo stando beato nella posizione perfetta o Siddhi âsana.
Non è che quando veniamo sulla terra, scendiamo con la testa verso la terra – se la madre adotta una posizione naturale – e che quando lasciamo la terra, la posizione naturale è quella di stare con la testa verso il cielo? Discendere e ascendere!
So che il corpo è solo corpo, ma il tantra è alchimia pura e da che mondo è mondo il tantra ha sempre studiato materia, energia e coscienza! E se raggiungere il Mahasamâdhi (lasciare il corpo nella grande ed ultima «meditazione»), che è una pratica messa in atto dai maestri spirituali, quelli che hanno dedicato la vita a trascendere le dimensioni sottili della coscienza umana, fosse il modo più sano e naturale per lasciare il corpo nella pienezza delle facoltà umane?
La pratica… solo la pratica; forgiarsi nel fuoco della pratica è l’unica via… il resto sono solo speculazioni o idee.
di Sn. Swasti Mudrananda
Si narra che i grandi Maestri abbiano avuto l’illuminazione stando seduti (per terra e quindi a gambe incrociate) chi sotto un albero (Buddha) chi nel deserto (Gesù), chi da una parte e chi dall’altra.
Finalmente la medicina moderna, giovane scienza in fatto di esseri umani, sembra aver compreso che la posizione supina non sia la posizione più appropriata per partorire: infatti stando accovacciati – e quindi con la schiena diritta – ci si può avvalere anche della forza di gravità oltre che di apâna, il Prâna (forza vitale) sussidiario specifico nella spinta verso il basso.
Anche I. Newton, quando ebbe la geniale idea di teorizzare la forza di gravità, sembra fosse seduto sotto un albero.
Ma non è il luogo o l’albero su cui voglio portare l’attenzione o meglio: se vediamo l’albero come quell’organismo vivente che incanala il Prâna cosmico per renderlo disponibile sulla terra – e quindi agli esseri viventi – allora ecco che noi abbiamo la colonna vertebrale che riassume le stesse funzioni a livello microcosmico.
Ma in realtà quello su cui voglio portare l’accento è che ciò che ci distingue dai fratelli quadrupedi è proprio la verticalità, la capacità di stare eretti e fare come intermediatore tra cielo e terra. Ecco che quando realizziamo questo in pratica, avviene la realizzazione almeno della dimensione Umana.
Tra le altre cose un Essere Umano realizzato lascia il corpo stando in perfetta posizione seduta, a gambe incrociate e senza supporti altri se non le proprie vertebre.
Insomma è con la schiena dritta e posta tra terra e cielo che noi ci realizziamo o lasciamo il corpo. Così fecero diversi maestri di tantra, che siano shivaiti, o buddhisti, ecc… Un grande Maestro è libero di lasciare il corpo stando beato nella posizione perfetta o Siddhi âsana.
Non è che quando veniamo sulla terra, scendiamo con la testa verso la terra – se la madre adotta una posizione naturale – e che quando lasciamo la terra, la posizione naturale è quella di stare con la testa verso il cielo? Discendere e ascendere!
So che il corpo è solo corpo, ma il tantra è alchimia pura e da che mondo è mondo il tantra ha sempre studiato materia, energia e coscienza! E se raggiungere il Mahasamâdhi (lasciare il corpo nella grande ed ultima «meditazione»), che è una pratica messa in atto dai maestri spirituali, quelli che hanno dedicato la vita a trascendere le dimensioni sottili della coscienza umana, fosse il modo più sano e naturale per lasciare il corpo nella pienezza delle facoltà umane?
La pratica… solo la pratica; forgiarsi nel fuoco della pratica è l’unica via… il resto sono solo speculazioni o idee.

YV7J0074Piccoli consigli sul fluire dell’Energia
L’importanza del corpo nella crescita spirituale
Articolo di Daniela Borgini da Solaris

Secondo la nota formula di Einstein “E=m*c^2” si deduce che materia ed energia sono in realtà due aspetti della stessa oggettività, i fondamenti della Fisica Quantistica affermano che non esiste una realtà obiettiva della materia e che il suo stato oggettivo è caratterizzato da un addensamento energetico. E’ quindi l’ Energia Vitale (il Prana degli indiani o il Chi dei cinesi) che attraverso il continuo fluire crea e modifica incessantemente ogni realtà. Secondo quanto scritto sopra anche ogni cellula del nostro corpo altro non è che Energia Vitale in continua metamorfosi, il cui stato di salute, le cui vibrazioni dipendono solo da noi, dalla qualità della nostra vita e dei nostri pensieri. Tutti noi, per poter vivere, abbiamo bisogno di energia vitale. Quando l’energia vitale è esaurita completamente subentra la morte. Ci sono persone che, disponendo di molta energia vitale, vivono una vita piena e realizzata ed altre che, avendo poca energia vitale, sono stanche, esauste, nervose, frustrate, sofferenti e soggette a molti tipi di malattia. La maggior parte di queste persone invecchia precocemente e ha un’ età biologica molto maggiore di quella anagrafica.
La capacità e possibilità di incrementare e lasciar fluire l’Energia è in tutti noi.
Assorbiamo Energia:
- respirando correttamente
- alimentandoci con cibi leggeri e genuini
- praticando Yoga o Tai Chi
- mantenendo posture corrette
* Un respiro consapevole, che vada oltre la soglia della superficialità, rivitalizza e nutre costantemente i nostri organi vitali,
* una cucina poco elaborata, fatta di semplici cibi biologici facilmente assimilabili, ci rifornisce di energia dalle vibrazioni sottili,
* la pratica quotidiana di esercizi fisici mirati ad incrementare e non disperdere le energie corporee, che aiuti anche a tenere la mente quieta, eleva le vibrazioni energetiche ad ottave superiori,
* dobbiamo infine allenarci a camminare, sederci e dormire assumendo posture corrette, così che la colonna vertebrale sia sempre eretta e ben allineata.
Read more: http://www.solaris.it/indexprima.asp?Articolo=1773#ixzz2dzynYV4c
Secondo la nota formula di Einstein “E=m*c^2” si deduce che materia ed energia sono in realtà due aspetti della stessa oggettività, i fondamenti della Fisica Quantistica affermano che non esiste una realtà obiettiva della materia e che il suo stato oggettivo è caratterizzato da un addensamento energetico. E’ quindi l’ Energia Vitale (il Prana degli indiani o il Chi dei cinesi) che attraverso il continuo fluire crea e modifica incessantemente ogni realtà. Secondo quanto scritto sopra anche ogni cellula del nostro corpo altro non è che Energia Vitale in continua metamorfosi, il cui stato di salute, le cui vibrazioni dipendono solo da noi, dalla qualità della nostra vita e dei nostri pensieri. Tutti noi, per poter vivere, abbiamo bisogno di energia vitale. Quando l’energia vitale è esaurita completamente subentra la morte. Ci sono persone che, disponendo di molta energia vitale, vivono una vita piena e realizzata ed altre che, avendo poca energia vitale, sono stanche, esauste, nervose, frustrate, sofferenti e soggette a molti tipi di malattia. La maggior parte di queste persone invecchia precocemente e ha un’ età biologica molto maggiore di quella anagrafica.
La capacità e possibilità di incrementare e lasciar fluire l’Energia è in tutti noi.
Assorbiamo Energia:
- respirando correttamente
- alimentandoci con cibi leggeri e genuini
- praticando Yoga o Tai Chi
- mantenendo posture corrette
* Un respiro consapevole, che vada oltre la soglia della superficialità, rivitalizza e nutre costantemente i nostri organi vitali,
* una cucina poco elaborata, fatta di semplici cibi biologici facilmente assimilabili, ci rifornisce di energia dalle vibrazioni sottili,
* la pratica quotidiana di esercizi fisici mirati ad incrementare e non disperdere le energie corporee, che aiuti anche a tenere la mente quieta, eleva le vibrazioni energetiche ad ottave superiori,
* dobbiamo infine allenarci a camminare, sederci e dormire assumendo posture corrette, così che la colonna vertebrale sia sempre eretta e ben allineata.
Ci portiamo seduti in posizione ferma e comoda. Occhi chiusi, respirazioni lente e profonde.
Stiamo entrando in uno spazio diverso: eliminiamo ogni pensiero, ogni preoccupazione; portiamo l’attenzione al respiro: sentiamo che in noi entra prâna, l’energia vitale, che sostiene ogni essere vivente. Tutto il nostro corpo se ne colma.
Col nostro essere in unità ora ci apprestiamo ad iniziare la nostra sâdhana (pratica spirituale).
Nota: la serie qui proposta non è adatta ai principianti, che dovranno eseguire prima una sequenza di riscaldamento e praticare solo sotto la supervisione di un insegnante qualificato.
Sarvângâsana – la candela
Lentamente sciogliamo la posizione.
Ci rilassiamo qualche attimo, rimanendo concentrati su Vishuddha ed immaginiamo di respirare con la gola, lentamente. Il prâna entra a poco a poco e colma le vertebre cervicali; un attimo di pausa, immaginando calore nel chakra nel quale siamo concentrati, poi espiriamo altrettanto lentamente. Ripetiamo questa respirazione altre due volte.
Halâsana – l’aratro
Ritorniamo al tappetino con movimento continuo e lento e ci abbandoniamo per un momento eliminando ogni contrazione del corpo, abbinando mentalmente alla respirazione il mantra so ‘ham («io sono Quello» – so durante l’inspirazione, ‘ham durante l’espirazione). Teniamo la mente concentrata sul nostro respiro.
Lentamente l’attenzione si sposta al corpo. Viviamo ora una posizione di compensazione, che libera e tonifica il collo e facilita la respirazione toracica e clavicolare.
Matsyâsana – il pesce
Sciogliamo la posizione lentamente. Cerchiamo di essere presenti con tutto il nostro essere anche nelle pause. Respiriamo in Ujjayi. Il respiro esce con un leggero suono che ricorda l’onda della risacca che arriva fino ai nostri piedi, poi espirando si allontana. Siamo presi dall’immensità dell’oceano.
Siamo distesi, alziamo le braccia lentamente e le portiamo al terreno, oltre la testa.
Pascimottanâsana – la pinza
Dopo aver allungato la colonna vertebrale ed esserci concentrati (a seconda della posizione raggiunta) per i principianti a Mûlâdhâra chakra e per i più avanzati in Manipûra chakra, lentamente torniamo distesi. Rilassandoci, sentiamo un senso di scioltezza e di benessere.
Poi la concentrazione va alla respirazione: un Bhastrikâ («mantice») leggero e rapido renderà il diaframma più mobile e lo libererà da ogni contrazione.
Terminato il prânâyâma cominciamo a visualizzare dentro di noi e vivere la posizione successiva.
Bhujangâsana – il cobra
Sciogliamo lentamente la posizione, portando prima il mento, poi il naso ed infine la fronte al terreno. Portiamo le mani a terra, la destra sopra la sinistra, la guancia sinistra sulla mano destra.
Ascoltiamo la nostra colonna vertebrale ed iniziando dal basso cantiamo mentalmente i bîja-mantra (LAM, VAM, RAM, YAM, HAM, OM) 3 volte, spostando la concentrazione su ogni chakra, quindi proseguiamo la sâdhana.
Salabhâsana – la locusta
Quando abbiamo completato la posizione ritorniamo con le braccia davanti al viso, a terra. Mano sinistra sopra la destra, guancia destra sulla mano sinistra.
Portiamo l’attenzione sull’area pelvica; sappiamo che Mûlâdhâra è situato fra genitali ed ano, ma immaginiamo di vederne l’immagine alla base della colonna vertebrale: all’interno di una zona gialla un fiore di loto con quattro petali rossi e al centro un quadrato. Meditiamo quindi sul quadrato: cosa indica questo simbolo?
Riportiamo ora attenzione al nostro corpo, disteso sul tappetino, e ci prepariamo all’ultimo piegamento all’indietro.
Dhanurâsana – l’arco
Sciogliamo la posizione e ci rilassiamo, rimanendo distesi sul ventre. La concentrazione va portata a Manipûra e lì visualizziamo un triangolo rosso con la punta verso il basso. Ad ogni inspirazione il colore rosso si accende e sembra che bruci come una brace, durante l’espirazione sembra spegnersi. Ripetiamo diverse volte.
La concentrazione si impara anche in queste pause. Ricordiamo che anche le pause fanno parte della sâdhana, quindi coinvolgiamo tutto il nostro essere e facciamo in modo che la mente sia concentrata su quello che facciamo.
Completiamo la serie dei piegamenti avanti e indietro con una torsione.
Ardha Matsyendrâsana
Sciolta la posizione, che stira e allunga tutti i muscoli tramite la torsione della colonna vertebrale, portiamo le braccia a terra oltre la testa e uniamo i pollici delle mani, premendo i polpastrelli uno contro l’altro. Mentre i muscoli del nostro corpo si distendono ci concentriamo sulle sensazioni che avvertiamo nel punto di contatto.
Torniamo infine con le mani ai fianchi e ci prepariamo mentalmente all’ultima posizione della sequenza.
Sîrsâsana – la posizione sulla testa
Scendiamo lentamente ma non riprendiamo subito la posizione distesa: poniamo le mani a pugno una sull’altra, la testa appoggiata ai pugni ed attendiamo qualche attimo prima di distenderci supini; descriviamo quindi dei movimenti lenti con la testa, verso destra e verso sinistra, abbinati alla respirazione. Quando sentiamo che la circolazione sanguigna è ripristinata normalmente ci portiamo seduti.
Immaginiamo all’altezza del cuore un uovo dorato: dopo qualche minuto di concentrazione – per trasformare l’immaginazione in visualizzazione – cominciamo a respirare lentamente col naso: ad ogni inspirazione questa luce si allarga, espandendosi leggermente nello spazio dentro ed infine intorno al nostro corpo. Effettuare almeno undici inspirazioni ed espirazioni prima di arrivare a sentire che ora quell’uovo dorato si è espanso tanto da contenere tutto il nostro essere.
Rimaniamo qualche minuto concentrati su questa immagine, che rappresenta la nostra realizzazione; visualizziamoci pieni di luce e ripetiamo tre volte: «io voglio la mia realizzazione». Poi, seguendo il percorso inverso, osserviamo la luce che si contrae fino a visualizzare l’uovo dorato all’altezza del cuore. Ripetiamo infine: «io sono quel seme eterno» (so ‘ham).
A poco a poco lasciamo svanire l’immagine, ci distendiamo e ci abbandoniamo, continuando a ripetere mentalmente: «io sono quel seme eterno», finché il mantra non si dissolve in una vibrazione che ci pervade.
di MP

candela2Tratto dal sito Yoga.it

Ci portiamo seduti in posizione ferma e comoda. Occhi chiusi, respirazioni lente e profonde.

Stiamo entrando in uno spazio diverso: eliminiamo ogni pensiero, ogni preoccupazione; portiamo l’attenzione al respiro: sentiamo che in noi entra prâna, l’energia vitale, che sostiene ogni essere vivente. Tutto il nostro corpo se ne colma.

Col nostro essere in unità ora ci apprestiamo ad iniziare la nostra sâdhana (pratica spirituale).

Nota: la serie qui proposta non è adatta ai principianti, che dovranno eseguire prima una sequenza di riscaldamento e praticare solo sotto la supervisione di un insegnante qualificato.

  1. Sarvângâsana – la candela

Lentamente sciogliamo la posizione.

Ci rilassiamo qualche attimo, rimanendo concentrati su Vishuddha ed immaginiamo di respirare con la gola, lentamente. Il prâna entra a poco a poco e colma le vertebre cervicali; un attimo di pausa, immaginando calore nel chakra nel quale siamo concentrati, poi espiriamo altrettanto lentamente. Ripetiamo questa respirazione altre due volte. continua…

L’importanza del corpo nella crescita spirituale
di Daniela Borgini

Secondo la nota formula di Einstein “E=m*c^2” si deduce che materia ed energia sono in realtà due aspetti della stessa oggettività, i fondamenti della Fisica Quantistica affermano che non esiste una realtà obiettiva della materia e che il suo stato oggettivo è caratterizzato da un addensamento energetico. E’ quindi l’ Energia Vitale (il Prana degli indiani o il Chi dei cinesi) che attraverso il continuo fluire crea e modifica incessantemente ogni realtà. Secondo quanto scritto sopra anche ogni cellula del nostro corpo altro non è che Energia Vitale in continua metamorfosi, il cui stato di salute, le cui vibrazioni dipendono solo da noi, dalla qualità della nostra vita e dei nostri pensieri. Tutti noi, per poter vivere, abbiamo bisogno di energia vitale. Quando l’energia vitale è esaurita completamente subentra la morte. Ci sono persone che, disponendo di molta energia vitale, vivono una vita piena e realizzata ed altre che, avendo poca energia vitale, sono stanche, esauste, nervose, frustrate, sofferenti e soggette a molti tipi di malattia. La maggior parte di queste persone invecchia precocemente e ha un’ età biologica molto maggiore di quella anagrafica.

La capacità e possibilità di incrementare e lasciar fluire l’Energia è in tutti noi.
Assorbiamo Energia:
- respirando correttamente
- alimentandoci con cibi leggeri e genuini
- praticando Yoga o Tai Chi
- mantenendo posture corrette

* Un respiro consapevole, che vada oltre la soglia della superficialità, rivitalizza e nutre costantemente i nostri organi vitali,
* una cucina poco elaborata, fatta di semplici cibi biologici facilmente assimilabili, ci rifornisce di energia dalle vibrazioni sottili,
* la pratica quotidiana di esercizi fisici mirati ad incrementare e non disperdere le energie corporee, che aiuti anche a tenere la mente quieta, eleva le vibrazioni energetiche ad ottave superiori,
* dobbiamo infine allenarci a camminare, sederci e dormire assumendo posture corrette, così che la colonna vertebrale sia sempre eretta e ben allineata.

Fonte:  Solaris.it

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Pranayama
di Mimma Campiti, allieva del Centro Yoga Zenith di Genova

La parola prana ha, come il termine yoga, un ampio significato. Prana significa fiato, respirazione, vita, vitalità, vento energia o forza. Indica anche l’anima in opposizione al corpo. La parola è usata generalmente al plurale per indicare i respiri vitali. Ayama significa lunghezza, espansione, stiramento o controllo. Pranayama perciò significa estensione del respiro e suo controllo. Il soffio vitale prana e l’anima, l’Atman o spirito, vengono dalla stessa radice sanscrita AN che significa respirare, muoversi, vivere; significa soffio cosmico primordiale principio e sostegno di tutte le funzioni vitali.
In un antico testo, Prashna Upanishad, troviamo che il prana viene dall’Atman e l’Atman è Brahman, il principio generativo e conoscitivo, in cui confluiscono tutte le facoltà umane e divine. E’ vayu, il vento, a trasportare il prana, che viene assimilato dall’uomo attraverso la pelle e il respiro. Prana è il principio vitale che governa tutto l’universo. Pranayama è appunto l’imparare a dirigere questo principio vitale, nel corpo e nella mente, attraverso tecniche particolari di respirazione. Nelle sue fasi di inspirazione, trattenimento ed espirazione, il pranayama ripropone i ritmi cosmici: l’emanazione, la conservazione, la dissoluzione, per riportare all’unione del sé individuale con il cosmo. Solitamente la nostra respirazione avviene spontanea, più o meno profonda, ma senza una particolare coscienza dell’atto respiratorio. Attraverso la respirazione Yoga, il pranayama, diventiamo coscienti del respiro, consapevoli di questo continuo scambio con l’universo che ci circonda e delle conseguenti vere e proprie modificazioni della nostra coscienza, fino alla sua totale espansione.
L’inspirazione, Puraka, è associata alla felicità, alla luce, alla pienezza, alla vita, al prendere dall’esterno e ricaricarci di energia. Ogni volta che inspiriamo dovremmo prendere coscienza della morte come uno degli aspetti della vita, ma soprattutto del vuoto come vera pienezza. Pranayama è quindi la sicenza del respiro, ed è il punto centrale attorno al quale gira la ruota della vita. Perciò lo yogi segue il giusto ritmo della respirazione lenta e profonda, che rafforza il sistema respiratorio, calma il sistema nervoso e riduce la bramosia. Man mano che i desideri e le brame diminuiscono, la mente si libera e diventa un mezzo adatto alla concentrazione. Liberare la mente di tutte le sue illusioni è la vera Rechaka (espirazione); realizzare che “Io sono Atma (lo spirito)” è la vera Puraka (inspirazione); mantenere stabilmente la mente su questa convinzione è la vera Kumbhaka (ritenzione). Questo è il vero pranayama, dice Sankaracharya. Ogni creatura umana mormora inconsapevolmente col respiro la preghera “Soham” (sah= lui, Aham= Io-lui, lo spirito immortale, io sono) durante ogni inspirazione, così come durante ogni espirazione mormora “Hamsah” (Io sono lui). Questo ajapa-mantra (preghiera ripetitiva e inconscia) continua in ogni essere vivente per tutta la vita. E’ stato detto da Kariba Ekken, mistico del XVII secolo: “Se desiderate uno spirito tranquillo, per prima cosa regolate il vostro respiro, poiché quando questo è sotto controllo, il cuore sarà in pace: un respiro affannoso provoca agitazione. Perciò prima di iniziare qualsiasi attività regolate il respiro per addolcire il vostro umore e calmare il vostro spirito”. La chitta (mente, ragione e l’Io) è come un carro aggiogato ad un tiro di cavalli potenti. Uno di essi è prana (respiro), l’altro è vasana (desiderio). Il carro si muove nella direzione del cavallo più potente; se il respiro prevale, si ha il controllo dei desideri, si tengono a freno i sensi e si dona calma alla mente. Se prevale il desiderio, si ha invece respiro disordinato e mente agitata e turbata. Durante la pratica del pranayama gli occhi vengono tenuti chiusi per prevenire il divagare della mente. Quando prana e manas (mente) raggiungono la completa fusione, nasce una gioia ineffabile. Dato che il vero scopo dello yoga è controllare e calmare la mente, lo yogi apprenderà in primo luogo la tecnica del pranayama per dominare il respiro. Ciò gli permetterà di controllare i sensi e di raggiungere così lo stadio di pratyahara (distacco); soltanto allora la mente sarà pronta per la concentrazione (dhyana). Se si impedisce alla mente di vagare liberandola dalla indolenza e dalle distrazioni, si giunge ad uno stato di vuoto della mente (amanaska), che è lo stato supremo di samadhi. Ecco cos’è lo yoga: la fusione del respiro, della mente, e dei sensi e l’abbandono di tutte le condizioni poste dall’esistenza e dal pensiero.
La d.ssa Simona Cappello descrive due posizioni base dell’hatha yoga. Danno forza ed energia, irrobustiscono busto, bacino, gambe e sono propedeutiche a tante altre posizioni.
Trikonasana (Posizione del Triangolo)
simotrikonasana
In questa posizione andiamo a disegnare con il corpo due triangoli che sono uniti attraverso i vertici nel nostro plesso solare (la zona che dall’ombelico arriva al diaframma). I due triangoli sovrapposti rappresentano nella tradizione induista l’equilibrio tra l’energia maschile e quella femminile. Questa posizione è dedicata a Siva, il protettore degli Yogin, il Trasformatore, e alla sua Sakti (la sua parte femminile). Sono molte le varianti di questo asana. Le diversità delle posizioni comportano anche differenze negli elementi e di conseguenza nei cakra attivati (le principali ghiandole endocrine stimolate). Questa eseguita è la postura più classica. Questa posizione aumenta le dimensioni del torace, per favorire un respiro migliore, tonifica e rinforza i muscoli delle gambe e della schiena elasticizza le caviglie e le anche , corregge la cifosi dorsale. E’ adatto alle persone fragili di corpo e mente proprio perchè è una posizione che più si mantiene più fa salire forza ed energia. Si esegue da ambo i lati e i tempi di mantenimento partono da pochi respiri a qualche minuto per lato. Più mantengo, più sento i benefici della posizione.
Virabhadrasana (Posizione dell’Eroe)
simovirabhadrasana
Ancora una posizione che dà forza e potere, stabilità, equilibrio.
Virabhadra potente eroe, manifestazione di Siva. La leggenda racconta che egli nacque da un capello che il dio si strappò in un impeto d’ira e gettò nel Gange per dare vita a un essere di natura solo maschile. E’ quindi l’espressione della parte virile e dell’ira di Siva, irritato per non avere avuto la considerazione da altre divinità. Questa posizione rafforza le gambe e le braccia, i muscoli dell’addome e del torace, massaggia gli organi interni (stomaco, intestino, fegato milza), facilita la digestione, dona forza ed equilibrio. Si esegue prima su un lato e poi sull’altro.

kirlianUn viaggio attraverso i chakra
Armonizzazione e riequilibrio del campo energetico

L’incontro, che si terrà il giorno giovedì 21 maggio 2009 dalle 16.15 alle 18.15 consiste in sedute dimostrative di dieci-quindici minuti cadauna, allo scopo di riequilibrare il campo energetico ed eliminare eventuali “blocchi”, spesso causa di disturbi sia fisici che psichici.

E’ necessaria la prenotazione presso il Centro, tel. 010 531182

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