simolotoLa schiena eretta fa la differenza?
(Articolo di Sn. Swasti Mudrananda tratto da Yoga.it)

E’ con la schiena dritta e posta tra terra e cielo che noi ci realizziamo o lasciamo il corpo

Si narra che i grandi Maestri abbiano avuto l’illuminazione stando seduti (per terra e quindi a gambe incrociate) chi sotto un albero (Buddha) chi nel deserto (Gesù), chi da una parte e chi dall’altra.
Finalmente la medicina moderna, giovane scienza in fatto di esseri umani, sembra aver compreso che la posizione supina non sia la posizione più appropriata per partorire: infatti stando accovacciati – e quindi con la schiena diritta – ci si può avvalere anche della forza di gravità oltre che di apâna, il Prâna (forza vitale) sussidiario specifico nella spinta verso il basso.
Anche I. Newton, quando ebbe la geniale idea di teorizzare la forza di gravità, sembra fosse seduto sotto un albero.
Ma non è il luogo o l’albero su cui voglio portare l’attenzione o meglio: se vediamo l’albero come quell’organismo vivente che incanala il Prâna cosmico per renderlo disponibile sulla terra – e quindi agli esseri viventi – allora ecco che noi abbiamo la colonna vertebrale che riassume le stesse funzioni a livello microcosmico.
Ma in realtà quello su cui voglio portare l’accento è che ciò che ci distingue dai fratelli quadrupedi è proprio la verticalità, la capacità di stare eretti e fare come intermediatore tra cielo e terra. Ecco che quando realizziamo questo in pratica, avviene la realizzazione almeno della dimensione Umana.
Tra le altre cose un Essere Umano realizzato lascia il corpo stando in perfetta posizione seduta, a gambe incrociate e senza supporti altri se non le proprie vertebre.
Insomma è con la schiena dritta e posta tra terra e cielo che noi ci realizziamo o lasciamo il corpo. Così fecero diversi maestri di tantra, che siano shivaiti, o buddhisti, ecc… Un grande Maestro è libero di lasciare il corpo stando beato nella posizione perfetta o Siddhi âsana.
Non è che quando veniamo sulla terra, scendiamo con la testa verso la terra – se la madre adotta una posizione naturale – e che quando lasciamo la terra, la posizione naturale è quella di stare con la testa verso il cielo? Discendere e ascendere!
So che il corpo è solo corpo, ma il tantra è alchimia pura e da che mondo è mondo il tantra ha sempre studiato materia, energia e coscienza! E se raggiungere il Mahasamâdhi (lasciare il corpo nella grande ed ultima «meditazione»), che è una pratica messa in atto dai maestri spirituali, quelli che hanno dedicato la vita a trascendere le dimensioni sottili della coscienza umana, fosse il modo più sano e naturale per lasciare il corpo nella pienezza delle facoltà umane?
La pratica… solo la pratica; forgiarsi nel fuoco della pratica è l’unica via… il resto sono solo speculazioni o idee.
di Sn. Swasti Mudrananda
Si narra che i grandi Maestri abbiano avuto l’illuminazione stando seduti (per terra e quindi a gambe incrociate) chi sotto un albero (Buddha) chi nel deserto (Gesù), chi da una parte e chi dall’altra.
Finalmente la medicina moderna, giovane scienza in fatto di esseri umani, sembra aver compreso che la posizione supina non sia la posizione più appropriata per partorire: infatti stando accovacciati – e quindi con la schiena diritta – ci si può avvalere anche della forza di gravità oltre che di apâna, il Prâna (forza vitale) sussidiario specifico nella spinta verso il basso.
Anche I. Newton, quando ebbe la geniale idea di teorizzare la forza di gravità, sembra fosse seduto sotto un albero.
Ma non è il luogo o l’albero su cui voglio portare l’attenzione o meglio: se vediamo l’albero come quell’organismo vivente che incanala il Prâna cosmico per renderlo disponibile sulla terra – e quindi agli esseri viventi – allora ecco che noi abbiamo la colonna vertebrale che riassume le stesse funzioni a livello microcosmico.
Ma in realtà quello su cui voglio portare l’accento è che ciò che ci distingue dai fratelli quadrupedi è proprio la verticalità, la capacità di stare eretti e fare come intermediatore tra cielo e terra. Ecco che quando realizziamo questo in pratica, avviene la realizzazione almeno della dimensione Umana.
Tra le altre cose un Essere Umano realizzato lascia il corpo stando in perfetta posizione seduta, a gambe incrociate e senza supporti altri se non le proprie vertebre.
Insomma è con la schiena dritta e posta tra terra e cielo che noi ci realizziamo o lasciamo il corpo. Così fecero diversi maestri di tantra, che siano shivaiti, o buddhisti, ecc… Un grande Maestro è libero di lasciare il corpo stando beato nella posizione perfetta o Siddhi âsana.
Non è che quando veniamo sulla terra, scendiamo con la testa verso la terra – se la madre adotta una posizione naturale – e che quando lasciamo la terra, la posizione naturale è quella di stare con la testa verso il cielo? Discendere e ascendere!
So che il corpo è solo corpo, ma il tantra è alchimia pura e da che mondo è mondo il tantra ha sempre studiato materia, energia e coscienza! E se raggiungere il Mahasamâdhi (lasciare il corpo nella grande ed ultima «meditazione»), che è una pratica messa in atto dai maestri spirituali, quelli che hanno dedicato la vita a trascendere le dimensioni sottili della coscienza umana, fosse il modo più sano e naturale per lasciare il corpo nella pienezza delle facoltà umane?
La pratica… solo la pratica; forgiarsi nel fuoco della pratica è l’unica via… il resto sono solo speculazioni o idee.