simo1CAPPELLO SIMONA

TESINA DI FINE CORSO ANNO 1995/96

ISTITUTO YOGA MILANO

YOGA E TRAINING AUTOGENO

Ho deciso di trattare questo argomento perchè in qualche modo mi ha riguardato da vicino. Parecchi anni fa, in concomitanza con il mio approccio allo Yoga, sono ricorsa alla pratica del Training Autogeno parte per curiosità ma soprattutto per cercare di curare e di eliminare alcuni disturbi sicuramente di carattere psicosomatico che da tempo mi affliggevano. Già da anni praticavo lo Yoga ma in quel determinato periodo la sua pratica non serviva ad aiutarmi. La mancanza di concentrazione soprattutto mi impediva di ottenere risultati soddisfacenti. Avevo bisogno di un maestro che mi seguisse e mi aiutasse, tra virgolette, da vicino, ed ho sperimentato così il T.A. A distanza di anni penso che lo stesso risultato avrei potuto ottenerlo con la vicinanza di un maestro Yoga;  ma il caso o la ricerca di un’altra “via” mi hanno portato altrove. E’ stata in ogni caso un’esperienza positiva: non solo ho curato i disturbi fisici di cui parlerò più avanti, ma mi ha fatto crescere interiormente. In che modo? Facendomi capire qualcosa di me stessa, del mio Io più profondo e di come sia complessa e sconosciuta la psiche umana. Sia lo Yoga a livello iniziale che il T.A.  educano la mente ad essere spontanea e creativa. Lo Yoga, per esempio, educa la mente a far emergere certe attività inconsce, favorendo così la creatività e la spontaneità, allo stesso tempo tende a conservare la salute biologica del corpo e della mente. Il T.A. è una tecnica creata dalla cultura occidentale per ottenere più o meno gli stessi risultati dello Yoga. E’ ormai noto da parte di tutti che la mente umana funziona molto al di sotto delle sue reali possibilità. I risultati concreti si potrebbero ottenere sfruttando i meccanismi mentali in modo più razionale, ci dice la scienza, avrebbero dell’incredibile. La memoria, la capacità di operare nel corpo per controllare il suo funzionamento, l’alleviamento del dolore, lo sviluppo della propria volontà fino ad  ottenere fenomeni paranormali (veggenza, telepatia, ecc.). La soddisfazione e l’entusiasmo di vivere che si può trarre da ciò sono solo alcuni risultati che si potrebbero ottenere sviluppando le nostre capacità cerebrali. Potrebbe sembrare strano che la scienza occidentale, dopo aver fatto queste considerazioni, non abbia saputo indicarci il modo pratico per ottenere questi risultati. La spiegazione non è difficile. La scienza si basa soprattutto sul ragionamento cosciente. Questo atteggiamento le ha permesso di ottenere risultato tangibili nei campi su cui poteva indagare. Attualmente però si è vista in occidente una riscoperta delle filosofie orientali rielaborate in modo tale da fornire agli occidentali delle tecniche capaci di ottenere dei risultati concreti nel campo della mente umana. Infatti, gli strumenti di indagine che è andata creando, la fisica, la chimica, la chirurgia, permettono ora di applicare il metodo scientifico anche all’indagine della mente umana. Si giunge così alla creazione di tecniche come il T.A. e l’ipnosi medica e allo sviluppo della medicina psicosomatica. Ovviamente chi vuole essere coerente con la mentalità che deve assumere per praticare questa tecnica, dovrà svolgere una serie di pratiche fisiche ed avere un atteggiamento mentale adeguato, lungo l’arco di tutta la giornata, o meglio di tutta la vita. Il T.A. si avvale delle suggestioni per curare alcuni mali tipo obesità, fumo, ansia. in ogni caso tutte le suggestioni non servono ad altro che a cercare di sfruttare il più possibile il potere della nostra mente per usarlo come uno strumento della nostra volontà. E’ noto, lo ripeto, come comunemente noi sfruttiamo in minima parte la possibilità che ci offre il meccanismo cerebrale, soprattutto quando ci limitiamo ad usare il raziocinio cosciente. Un mezzo di interpretazione raziocinante è la casualità tramite la quale ci creiamo una visione della realtà racchiusa nei nostri limiti spazio-temporali. Un fenomeno che accade prima di un altro, in determinate condizioni, è la causa del successivo che è l’effetto del primo. Questa visione è prodotta dalla limitatezza dei nostri processi mentali e dalla capacità di indagine dei nostri sensi. Vedremo però come le filosofie orientali ci riportano a riconoscere che i fenomeni della realtà sono legati tra di loro non a caso, non da una necessità cusale, ma da un rapporto di proporzioni armoniche, stabilito da leggi di cui ignoriamo l’esistenza. Premetterò ora le relazioni più intime che intercorrono tra lo Yoga ed il T.A. di Schultz. Il T.A. è stato ideato nella sua formula originale dal medico tedesco Schultz (1884-1970) che dopo aver partecipato al movimento psicanalitico berlinese, si interessò attivamente di ipnosi. Fu infatti durante la pratica di quest’ultima che ebbe modo di rendersi conto come il suggerimento di concentrare l’attenzione cercando di assumere un atteggiamento di indifferente passività determinasse uno stato di rilassamento muscolare. Prendiamo ora in esame questa tecnica mentale. Essa si basa su una serie di esercizi di suggestione mentali atti a produrre determinati stati fisiologici che corrispondono a quelli che si verificano durante la trance ipnotica e in generale quando il corpo umano è in uno stato di benessere e di pace, cioè un senso di calma e pesantezza e calore in tutto il corpo, un battito cardiaco lento e regolare, una respirazione ritmica e profonda, il plesso solare irradiante calore, la fronte piacevolmente fresca. Come abbiamo detto, il metodo base per ottenere questi stati fisiologici è quello di concentrarsi sugli organo in questione e suggestionarsi in modo tale da farli agire nel modo desiderato. E’ evidente la notevole similarità con le tecniche Yoga. Le suggestioni si prefiggono di raggiungere un rilassamento psicofisico, le tecniche autoipnotiche di abbassare la soglia percettiva e di far emergere le attività inconsce (vedi visualizzazioni es. sole che riscalda, vento che sfiora la fronte, fissare lo sguardo al di sopra degli occhi, provocare appesantimento e chiusura delle palpebre). Al T.A. deve essere accompagnata una respirazione adeguata di chiara derivazione Yoga. La respirazione di divide in quattro fasi: espirazione, trattenuta del respiro, inspirazione, trattenuta del respiro. Lo Yoga consiglia di fare qualcosa di più: di concentrarsi cioè su tutte quelle parti del nostro corpo che possono essere soggette ad una contrazione nervosa per sbloccarla ed accentuare così il rilassamento. Il T.A. di Schultz, in particolare, si basa sul principio di riprodurre a livello cosciente quelle sensazioni benefiche che si verificano durante uno stato ipnotico. Riproducendole il soggetto prova lo stesso stato di rilassamento psicofisico dell’ipnosi. Il meccanismo è un’interazione tra coscienza, inconscio e sistema nervoso periferico. La coscienza, riproducendo detrminati stati fisiologici di carattere ipnotico, perderà parte della sua lucidità e convincerà l’inconscio che tutta la mente, pur non essendo vero, si trovi in uno stato ipnotico. Il T.A., lo dice la parola stessa, deve essere autogestito, al massimo l’intervento di un istruttore serve solo a disciplinare e a controllare l’attività del singolo, altrimenti si corre il pericolo di essere condizionati inconsciamente. Ecco come, quindi, dalla mentalità orientale abbiamo molto da imparare di utile e di concreto. Lo Yoga è la pratica che cerca di arrestare i pensieri razionali tutti tesi ad afferrare il mondo, col pensarvi, fino a che l’estrema inutilità del processo non è sentita così intensamente che spontaneamente il pensiero svanisce e la mente si rivela nel suo stato limpido e naturale. Le civiltà orientali, nell’ambito della sfera umana, hanno quindi molto da insegnarci: l’invito ad essere spontanei, ad accettare senza eccessive inibizioni della sfera cosciente i nostri impulsi inconsci e seguirli nei limiti che questi rientrino in una naturale armonia. La tecnica occidentale potrà venire incontro notevolmente a questa mentalità con pratiche che operano a livello fisiologico del nostro corpo e del nostro cervello. Ma ad esse bisognerà necessariamente accostarsi con spirito di disinvoltura mentale. Accostarsi alla mentalità orientale non significa diventare asceti, anzi occorre una tecnica di rieducazione atta a liberarci da queste credenze. Con il T.A. si possono risolvere molti problemi, ad esempio la paura del buio o il mal d’auto. Come? Si parte dalla rigidità del braccio e poco a poco lo si rilassa pensando che questo accada ad esempio solo se si venga avvolti dalle tenebre.. Così per quanto concerne ad esempio il mal d’auto, s’immagina di sciogliere la rigidità al pensiero di salire su un’auto (seguono riferimenti personali). Ritornando al T.A. quale forma esatta e chiaramente definita di autoipnosi, la considererei quale arte di ritrovare sé stesso e di riscoprire la propria corporalità in un insieme sciolto ed armonico. I benefici che se ne traggono riduardano innanzitutto un’aumentata capacità di autorilassamento, che consente un largo risparmio di energie e la possibilità di un loro rapido recupero, con l’efeftto di dare alla personalità una ben maggiore efficienza e serenità nei rapporti interpersonali di qualsiasi specie. L’importanza di un maestro per il T.A. è stata largamente riconosciuta fin dai tempi della elaborazione del metodo da parte di Schultz. L’insegnamento intensivo, nel T.A. va inteso come uno scambio di pensieri e di esperienze tra il maestro esperto e l’allievo meno preparato. Nel T.A. abbiamo una parte inferiore ed una parte superiore. La parte inferiore è strutturata dalle cosiddette “autoposture” o altrimenti definite come esercizi; ed una formula di partenza che può essere concepita come accordo o meglio come motto per il raggiongimento dei fini del TA. Con la pratica degli esercizi inferiori il corpo reagisce attraverso la distensione ed il rilassamento dei muscoli. I vasi sanguigni , particolarmente a livello periferico, sono rilassati e quindi raccolgono una maggiore quantità di sangue. La distribuzione sanguigna nel corpo è più uniforme, tutte le parti del corpo dispongono di un maggior apporto di sangue, che si manifesta in una piacevole e benefica sensazione di calore. La funzione respiratoria e l’attività cardiaca, vengono sincronizzate su un movimento calmo e lavorano con minor intensità, ma con il massimo risultato possibile. Ciò viene percepito come stato di benefica calma. Al principiante del T.A. viene fin da principio chiarito che i presupposti fondamentali di questo metodo consistono nella pratica individuale. Per autogeno si intende l’introiezione e la padronanza del metodo stesso. L’allievo del T.A. fin dall’inizio deve aver chiaro il concetto determinante che è egli stesso che sta apprendendo un metodo che dovrà poi essere il suo metodo. La cosiddetta parte inferiore del T.A. rappresenta l’originario  ed effettivo T.A. Questa definizione venne introdotta allorché Schultz concepì la parte superiore. La parte inferiore è un metodo finito e praticabile completamente in modo autonomo. Consiste in:
1) esercizio della pesantezza (la completa pesantezza approfondisce la sensazione di calma e la calma si ripercuote sulla sensazione di pesantezza;
2) esercizio del calore;
3) esercizio del battito cardiaco (con l’attenzione rivolta al cuore che batte calmo e regolare, si avvertirà una maggiore regolarizzazione del battito cardiaco. Il battito cardiaco può. durante l’esercizio, avvertirsi in qualunque parte del corpo);
4) esercizio del respiro (questa esperienza del respiro si realizza da sola, al più tardi quando l’allievo che giace calmo nella situazione di pesantezza e di calore, dopo aver realizzato l’esperienza della pulsazione, ricomincia ad elaborare la formula del respiro calmo e regolare). Schultz ha descritto magistralmente lo stato di colui che padroneggia le sue esperienze con la frase che è diventata famosa come formula di riserva o sostitutiva “E’ il mio corpo che respira”.
5) plesso solare radiante calore (qusto esercizio rievoca la sensazione del calore. Schultz si rifà ad alcuni concetti fondamentali dello Yoga. Anche lui considera il plesso come accumulatore di energia che si può potenziare mediante la volontà, la concentrazione, ecc.);
6) Posizione di fresco nella fronte (per liberarsi da emozioni e stress. Siamo in stato di calma assoluta, lo definirei uno stato di presonno, da molti definito stadio ALFA. E’ da specificare che durante la propria attività il cervello produce quattro diversi stati cerebrali, quattro ritmi di onde. Onde Beta, attività cerebrale rapida ed intensa, sensi attenti, stato di tensione a livello mentale, pensiero logico razionale. Onde Alpha, attività cerebrale né rapida né lenta, sensi parzialmente sopiti, stato di concentrazione, stato di rilassamento e di distensione, a livello mentale il pensiero è di tipo intuitivo e creativo. Onde Theta, attività cerebrale lenta, sensi sopiti, stato di rilassamento, insensibilità al dolore, assenza di coscienza e consapevolezza. Onde Delta, attività cerebrale lentissima, sensi sopiti, stato di rilassamento profondo, assenza di coscienza e consapevolezza. A questo punto si può passare alle formule proposizionali, utili per raggiungere alcuni fini (es. smettere di bere o di fumare, superamento di stati d’ansia, ecc.). Si può pensare infine agli esercizi superiori. la storia dell’origine di questi esercizi può essere letta in uno dei primi lavori di Schultz. Egli tratta la scoperta della particolare “animazione corporea” con la quale non intende tanto il mero apprendimento della padronanza del corpo, ma riconosce che l’individuo da un punto di vista generale, approfondisce il suo Io corporeo, come esperienza personale. Il raggiungimento della parte superiore richiede una completa, sicura e pronta padronanza della tecnica generale della parte inferiore. L’elaborazione degli esercizi superiori nell’ambito del T.A. è dunque un affondamento immediativo spontaneo, realizzato sulla base dello stato ipnoide, ottenuto negli esercizi inferiori. C’è da precisare che l’elaborazione della parte superiore, in maniera autodidatta, è piuttosto problematica. Che cosa vede colui che si esercita negli esercizi superiori? Egli vede, con le indicazioni impartite, colori, forme, scene, processi mobili, persone e, forse, sé stesso. Indicazioni fondamentali impartite all’allievo sono quelle del colore e della discesa in verticale (fondo del mare, discesa da una montagna). La discesa in realtà è quella in sé stessi. Molto spesso questo fa paura, crea tensione ed irritabilità perchè la prima cosa che appare è il lato negativo, la parte più oscura di noi stessi. Così bisogna fare i conti con rabbia, odio, rancore ed ogni tipo di risentimento che blocca e soffoca ogmni crescita ed evoluzione. Quando si scende giù si toglie la maschera e finalmente si riesce ad “essere” e a non apparire come la società ti vuole. Esposto tutto ciò è facile capire che il T.A., in generale, può essere paragonato con molti e conosciuti processi di rilassamento e di meditazione. In definitiva, lo Yoga è molto simile alla metodica del T.A. Bisogna comunque come al solito considerare che alle radici dello Yoga c’è un modo di pensare estraneo a gran parte degli occidentali. Lo Yoga sicuramente è una disciplina molto più ricca. Tanti pensano che il T.A. sia molto simile allo Yoga: ambedue i metodi sono tra loro, per quanto concerne gli effetti positivi, talmente vicini da non poter scommettere seriamente su l’uno o sull’altro. Io reputo che chi ha appreso veramente e profondamente lo Yoga non abbia bisogno del T.A.

Bibliografia

Alberto Cedriano – Dallo Yoga al Training Autogeno – MEB
K. Robert Rosa – Cos’è il Training Autogeno . Sugar Edizioni