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Tag: asana

La dott.ssa Simona Cappello, insegnante del Centro Studi Yoga Zenith di Genova, esegue il Saluto al Sole.

Il Saluto al Sole è composto da una successione di dodici movimenti da ripetere più volte senza interruzioni. Mette in movimento tutta la muscolatura per riscaldarla. E’ un esercizio completo, in quanto può essere praticato al di fuori della quotidiana sequenza di Yoga. Per tradizione gli yogi lo eseguono all’alba. Prepara alle asana e le completa, tonifica la muscolatura, accelera e amplia la respirazione e il ritmo cardiaco, senza stancare l’organismo o provocare l’affanno.

Suryanamaskar può essere praticato da tutti, soli o in gruppo, in ogni stagione, perchè può essere eseguito sia in una stanza che all’aria aperta;
Suryanamaskar richiede solo pochi minuti di una giornata (da due a sei minuti);
Suryanamaskar non limita la sua azione ad una sola parte del corpo, agisce su tutto l’organismo;
Suryanamaskar non costa nulla, non esige un equipaggiamento oneroso: è sufficiente uno spazio di due metri quadrati;
Suryanamaskar tonifica il sistema digerente, stirando e comprimendo l’addome, massaggia i visceri (fegato, stomaco, milza, intestino, fegato, reni), attiva la digestione, elimina le cause della costipazione, evita la dispepsia;
Suryanamaskar rinforza i muscoli addominali che mantengono gli organi al loro posto. le congestioni venose negli organi addominali sono eliminate;
Suryanamaskar sincromìnizza il movimento e la respirazione, ventila profondamente i polmoni, ossigena e disintossica il sangue con la massiccia espulsione di CO2 e di altri gas nocivi attraverso le vie respiratorie;
Suryanamaskar aumenta l’attività cardiaca e la circolazione del sangue in tutto l’organismo, combatte l’ipertensione, le palpitazioni e riscalda le estremità degli arti;
Suryanamaskar tonifica il sistema nervoso grazie agli allungamenti e alle successive flessioni della colonna vertebrale, regola le funzioni del sistema del Gran Simpatico e del parasimpatico, favorisce il sonno, la memoria migliora;
Suryanamaskar allontana le preoccupazioni e rende sereni gli ansiosi. Le cellule nervose recuperano più lentamente delle altre, ma la pratica assidua e regolare di Suryanamaskar ristabilisce a poco a poco il funzionamento normale di tutto l’organismo.

yogafestivalYogafestival Milano 2009 4° Edizione “Yoga e Futuro”
E’ giunto alla 4° edizione, Yogafestival  Milano, festival internazionale interamente dedicato allo Yoga, pensato per tutti coloro (insegnanti, appassionati o semplici curiosi) che vogliono scoprire le diverse discipline di questa filosofia antica. Un intero weekend di scoperta, studio, sperimentazione, relax e divertimento per il mondo dello Yoga al Superstudio Più, dal 9 all’11 ottobre 2009.

Il tema scelto per questa edizione è YOGA E FUTURO, per iniziare a parlare del cambiamento e delle trasformazioni verso cui ci stiamo dirigendo. Può la tradizione millenaria dello Yoga andare incontro ai bisogni e ai dubbi dell’uomo contemporaneo? E’ attuale la disciplina dello Yoga in un mondo accelerato e sempre più globalizzato? La tradizione lancia uno sguardo al futuro: la scelta dei Maestri e delle tematiche sviluppate dal programma ruoteranno attorno a questi interrogativi. Accanto alle pratiche tradizionale, fedeli a sé stesse ma quantomai moderne e universali, verranno proposte anche nuove tendenze e discipline….vai al programma

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LE DEFINIZIONI E LO SPIRITO DELLO YOGA
di Mimma Campiti, allieva del Centro Yoga Zenith di Genova

Partendo dalle definizioni dello Yoga classico che troviamo negli Yoga Sutra di Patanjali cita 4 parole che racchiudono l’essenza di cosa sia lo Yoga. Yogas – citta – vritti – nirodhah.
La parola yoga non sempre viene tradotta, si dice anche che sia un termine intraducibile.
Nelle lingue occidentali è spesso resa con la parola unione che, dal punto di vista della prospettiva in cui lo yoga classico si situa, che è quella del Samkhya, appare piuttosto riduttiva e anche erronea, in un certo senso. Dal punto etimologico del termine, dalla radice Yuj, da cui il latino Yugum, yoga significa disciplina, ma può anche configurarsi come unione. La sua matrice originaria, però, ci porta al significato di aggiogamento, disciplina. Lo yoga è essenzialmente una disciplina di corpo e mente, volto al mirodhah, termine di grande importanza anche nel lessico buddhista, che traduce cessazione, arresto. E’ quindi una disciplina del corpo – mente, volta all’arresto di citta vritti. Vritti significa letteralmente vortice, gorgo. Le vritti sono tutto quello che concerne il mondo interiore, l’ambito delle emozioni, del pensiero e l’ambito coscienziale del conscio e dell’inconscio. In sostanza sono tutte le fluttuazioni dell’universo mentale inteso come vortice, flusso costante dei nostri pensieri, delle nostre emozioni e sentimenti. Citta è un termine che, nello yoga classico, incorpora tre termini in uno, cioè l’intelletto, che tecnicamente è la buddhi, il senso dell’io. Questa definizione di yoga propone, quindi, una integrazione attraverso l’aggiogare, il disciplinare mente e corpo, il fine ultimo dello yoga è quello volto all’arresto di tutte le fluttuazioni di intelletto, egoità, mente per ottenere la liberazione, l’integrazione definitiva che è il raggiungimento dell’isolamento finale, il Kaivalya, l’uscito definitiva dal divenire doloroso delle rinascite e delle ri-morti. Questa definizione viene poi accompagnata da tutta una serie di istruzioni su come sia possibile arrivare a un esito tanto straordinario, perché in sostanza si tratta di bloccare il flusso di citta. Tutto ciò che segue questo Sutra è l’illustrazione di come questa integrazione sia di fatto possibile, coniugando tutta una serie di discipline pratiche legate al corpo, ma soprattutto alla mente. A questo proposito c’è una seconda definizione, tratta dal commento più celebre agli Yoga Sutra, che è quello attribuito a Vyasa dove viene data una definizione fulminante di che cosa sia lo yoga. Vyasa usa un termine solo: “Yoga Samadhi”. Che cosa significa samadhi? Spesso, come la parola Yoga, è un termine che non viene tradotto. Ma se volessimo dare una traduzione letterale, potremmo dire che samadhi significa raccoglimento. Ed è solo attraverso i diversi gradi della pratica del samadhi, che è possibile raggiungere l’arresto delle fluttuazioni della mente, il fine ultimo dello yoga. Vi sono anche altre definizioni dello yoga contenute in quel testo celeberrimo dall’importanza trasversale a tutte le tradizioni filosofiche e religiose dell’India che è la Bhagavad Gita. Due in particolare: la prima è nel secondo capitolo verso 48 “Lo yoga è equanimità“, che significa che bisogna essere totalmente e perfettamente inseriti nella vita attiva, del mondo sia a livello del proprio lavoro sia a livello familiare ma, al tempo stesso, secondo la dottrina del Karma Yoga, senza attaccamento egoico relativamente ai frutti dell’azione, essendo cioè liberi dall’esito. Questo ideale consiste in un essere pienamente in quello che si fa, un agire con passione e al meglio delle proprie capacità, con un’attenzione a trecentosettanta gradi che deve essere esercitata sempre. E’ un essere consapevoli del “qui e ora”, come i maestri non si stancano di ripetere, ma senza attaccamento rispetto ai frutti che inevitabilmente ne derivano. E questo è il contrario dell’indifferenza ed è la grande sfida del Karma yoga della Gita. Il tema dell’attenzione è il fondamento dell’amore. Non posso amare se non sono attento, consapevole, non solo rispetto al mio universo interiore, ai miei pensieri, ma anche alle necessità di chi incontro. Il tema dell’attenzione riguarda non soltanto la mia pratica ma, in senso più lato, è un’attenzione che va esercitata nei confronti di tutte le situazioni della vita e soprattutto delle persone che incontro.
Un’altra definizione di yoga nella Gita si trova nel sesto capitolo al verso 23: “Lo yoga è lo scioglimento dell’unione con la sofferenza”. Qui c’è un gioco di parole dove sofferenza traduce la parola duhkha e scioglimento è viyoga. Lo yoga è volto ad affrancarci dal disagio esistenziale, dal dolore, dalla pena. Duhkha è un termine di enorme importanza in tutte le tradizioni dell’India, soprattutto nel buddismo, dove la prima nobile verità è: “tutto è sofferenza”. Anche negli Yoga Sutra si dice che per colui che discrimina tutto è duhkha. Alla lettera questo termine, che in genere è reso con dolore, in sanscrito significa avere un cattivo asse di ruota. Se pensiamo che la metafora è la ruota, ovvero nell’India antica il carro, l’idea è che tutti noi alla nascita, in generale, siamo equipaggiati con un carro piuttosto buono, dal punto di vista psicofisico ma, inevitabilmente, con il passare degli anni, questo carro, questo organismo, conosce un declino. L’asse comincia a dare dei problemi e, a un certo punto, si spezza, così come la nostra vita si disfa in una sequenza di malattia, vecchiaia e morte. La metafora del carro veicola, così, la nozione di un dolore non generico, ma la condizione esistenziale nella quale siamo tutti intrappolati. E’ un vero e proprio disagio, non c’è scampo. Lo yoga è una liberazione da questo male che è l’esistenza fenomenica, in quanto presentato come “lo scioglimento dell’unione con la sofferenza”. E questo è il grande richiamo dello yoga, ottimista dal punto di vista metafisico, perché sostiene che ci sia una via di uscita da tutto questo coagulo di sofferenza e di male, per arrivare all’isolamento finale, il Kaivalya.

Hatha Yoga

apr 14

Lo yoga, cosa si cela dietro questa parola? Cosa pensiamo sia? La parola richiama alla mente l’immagine di persone stranamente contorte, spesso seminude, mentre, così si pensa, adorano qualche strana divinità, con tante braccia o con la testa di elefante, molto lontana dalla nostra cultura occidentale. Niente di più errato. Le strane posizioni che spesso identificano lo yoga sono semplicemente uno dei tanti elementi di un solo tipo di yoga (lo Hatha Yoga). La parola yoga infatti è sinonimo di metodo, strada, percorso, per ritornare ad identificarsi con l’Assoluto; da questo punto di vista può quindi essere ritenuta una religione (nel senso più ampio dato a questa parola: religione = ri-legare = rimettere in contatto l’uomo con la divinità). Esistono quindi tantissimi tipi di yoga in base alla strada che si sceglie; vi può essere un percorso devozionale di pura adorazione (Bakti yoga), un percorso meditativo (Raja yoga e Kundalini yoga), un percorso basato su particolari forme di preghiera (Mantra yoga) ecc. Fra questi quella che ha avuto la maggior diffusione in oriente è lo Hatha yoga, (letteralmente lo yoga dello sforzo), una strada che comprende varie pratiche di natura fisica, atte ad ottenere il corpo ‘di diamante’, di raggiungere la perfezione del corpo e divenire così un dio….leggi tutto


Il saluto al sole eseguito da una insegnante di yoga – Roma
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