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Tag: Pranayama

simo8Un esercizio basilare per la purificazione delle nadi e per ottenere calma ed equilibrio
Tratto da yoga.it

Le nadi sono i condotti sottili (secondo l’anatomia yogica nel nostro corpo ve ne sono ben 72.000!) attraverso cui circola l’energia. Secondo alcuni sul piano fisico essi coincidono con i nervi.

Gli yogin affermano che nell’uomo ordinario, un gran numero di questi condotti non è permeabile alle energie praniche; di conseguenza l’energia circola male nell’organismo. Ciò porta con sé vari squilibri psicofisiologici.

Uno degli obiettivi iniziali dello yoga è quello di garantire la libera circolazione delle energie a tutti i livelli. L’esercizio migliore per la purificazione delle nadi, soprattutto delle due principali IdaPingala, si chiama appunto Nadi Sodhana prânâyâma.

Si tratta di un esercizio di respirazione alternata (prima da una narice, poi dall’altra, iniziando ad inspirare dalla sinistra), senza ritenzione del respiro.

Per regolare l’alternarsi del respiro, utilizzeremo le nostre dita per otturare prima una narice e poi l’altra. Ecco come fare: apriamo la mano destra e ripieghiamo contro il palmo l’indice e il medio, tenendo invece tesi il pollice, l’anulare e il mignolo (Vishnu mudra). Con il pollice, rimasto libero, ottureremo la narice destra, con l’anulare e il mignolo, chiuderemo successivamente la narice sinistra.

Seduti in padmâsanasiddhâsana o in posizione facile con la schiena bene eretta, inspirare profondamente quindi chiudere la narice destra con il pollice ed espirare dalla sinistra; inspirare dalla narice sinistra, mentre la destra è ancora chiusa dal pollice; chiudere entrambe le narici per uno o due secondi poi esalare attraverso la destra chiudendo la sinistra con anulare e mignolo; inalare dalla narice destra mantenendo chiusa la sinistra, chiudere entrambe le narici per uno o due secondi quindi esalare dalla sinistra mantenendo la destra chiusa con il pollice; inalando dalla sinistra si ricomincia il ciclo.

La resipirazione è lenta, profonda e silenziosa, la concentrazione è sul flusso dell’aria attraverso le narici.

Inspirazione ed espirazione dovranno avere uguale durata anche se all’inizio della pratica è consigliabile concentrarsi sulla corretta tecnica di esecuzione e sul flusso dell’aria attraverso le narici.

Si consiglia di eseguire sette cicli completi anche se questoprânâyâma non ha controindicazioni ed è possibile prolungare l’esecuzione per il tempo desiderato.

di redazione yoga.it

simolotoArticolo tratto da Benesserenergia.it

Se vuoi iniziare a meditare, dovrai prima di tutto imparare a effettuare una respirazione corretta.Devi capire come puoi trasformare un atto meramente meccanico e involontario in una fonte inesauribile di consapevolezza ed energia. Prendi consapevolezza nel tuo respiro, inizia a respirare come se fosse la prima volta e ritrova il tuo benessere!

Respirazione corretta per meditare

Per iniziare  a respirare correttamente, almeno per il primo periodo, dovrai trovare un luogo tranquillo e indisturbato. Siediti con la schiena dritta (almeno non rischi di addormentarti) e chiudi gli occhi.

  • Appoggia una mano sulla pancia. Ti servirà per capire se stai respirando correttamente. Dovrai infatti coinvolgere nell’atto dell’inspirazione la zona diaframmatica invece che quella toracica. Purtroppo, la maggior parte di noi utilizza involontariamente la seconda tecnica, cioè quella sbagliata. Non è grave, ma è bene tornare sulla “retta via” per godere di svariati benefici, e non solo da un punto di vista meditativo.
  • Per effettuare una buona respirazione diaframmatica inspira profondamente dalle narici e senti che la mano poggiata sulla pancia, si alza.
  • Riempi bene i polmoni e quando senti di essere sazio d’aria, buttala fuori attraverso la bocca. Per agevolarti puoi decidere di respirare contando. Inspira e allo stesso tempo conta fino a quattro. Fai lo stesso durante la fase dell’espirazione.
  • Non sforzarti. Non cercare di superare i tuoi limiti. Non devi rendere conto proprio a nessuno!Quando senti che la respirazione consapevole di procura fatica, interrompila e distrai la tua attenzione con qualche faccenda quotidiana. Presto smetterai di concentrarti sul respiro e tutto tornerà alla normalità. continua…

YV7J0054Lo Yoga e le false credenze che lo accompagnano
di Giuseppe Iorio
tratto da  http://www.megliosapere.info/

Ci siamo occupati svariate volte dei benefici che lo Yoga, la millenaria disciplina di origine indiana, apporta all’organismo e alla mente. Non manca, però, chi nutre scetticismo nei confronti di questa pratica, ritenendola magari troppo complessa e impegnativa, tale da comportare un particolare dispendio di tempo e denaro. Altri potrebbero provare una sorta di timore reverenziale verso quest’attività, credendola riservata ai soli iniziati, immaginando erroneamente che occorra un’adesione di tipo mistico ai precetti sostenuti dalla disciplina.
A fare luce si questi aspetti apparentemente controversi dello Yoga, con particolare riferimento a quello praticato in Occidente, ci hanno pensato due esperte, Vyda Bielkus, co-fondatrice della “Boston’s Health Yoga Life”, ed Eva Norlyk Smith, caporedattrice di “Yoga U online”, nel corso di un’intervista comparsa sulla versione americana del noto quotidiano online “The Huffington Post”.
In particolare, le due intervistate hanno voluto smentire 5 convinzioni diffuse relative allo Yoga, dei “falsi miti” che potrebbero scoraggiare tutte quelle persone che, pur accarezzando l’idea di sperimentare questa pratica, sono state dissuase da questo o quel motivo.

Il primo punto che le due esperte hanno voluto evidenziare consiste nel fatto che, per praticare lo yoga, non bisogna essere già in partenza dotati di particolari qualità atletiche o di una notevole elasticità corporea.
Lo yoga, infatti, è una disciplina adatta a chiunque, anche agli anziani. E la flessibilità si può acquistare in modo graduale. Non c’è nulla da temere, dunque, se non si riescono ad assumere tutte le posizioni previste dagli esercizi in modo perfetto. Secondo la Bielkus e la Smith, questa disciplina apporta sempre grossi vantaggi a chi la pratica, perché “lo yoga è un’esplorazione di quello che il vostro corpo è capace di fare, quindi non dovete preoccuparvi se la vostra posizione non risulta esattamente simile a quella dei vostri più agili compagni di corso“.

Il secondo punto che potrebbe dar vita a qualche equivoco riguarda un presunto costo eccessivo del praticare yoga. In realtà, frequentare dei corsi di yoga richiede una spesa in linea con quella occorrente per qualsiasi altra attività di fitness. Esistono poi, anche nel nostro Paese, dei corsi gratuiti per avvicinarsi alla disciplina.
Inoltre, aspetto fondamentale, una volta che si sono apprese le basi di questa pratica, si può anche iniziare a praticare lo yoga a casa.

Terzo mito piuttosto diffuso che va sfatato: lo yoga non sarebbe una vera e propria attività fisica. Non è affatto così, specificano le due esperte. Alcuni metodi sono paragonabili, dal punto di vista aerobico e sul piano dell’impegno fisico, a qualsiasi altro allenamento si possa svolgere. “Lo yoga impegna tutto il corpo, dal sistema nervoso al sistema cardiovascolare, e rappresenta un allenamento completo“, sostiene la Bielkus.

Il quarto punto che necessita di una smentita consiste nel fatto che lo yoga venga considerato da molte persone come un’attività poco stimolante e noiosa. La Smith e la Bielkus sono convinte del contrario. Oltre alla presenza di corsi che prevedono addirittura l’utilizzo di club music come sottofondo per gli esercizi, ci sono metodi piuttosto originali come l’Antigravity yoga, molto divertente perché da svolgersi in sospensione su delle amache, oppure il Paddle Board yoga, che viene praticato in un contesto quasi vacanziero, dato che richiede l’uso di tavole da surf collocate in acqua.

Quinto punto che merita una chiarimento concerne l’aspetto spirituale dello Yoga. Secondo le due celebri specialiste, tante persone stanno alla larga da questa disciplina perché la ritengono riconducibile ad una sorta religione.
Naturalmente, le origini dello yoga sono contraddistinte da una spiritualità accentuata, questo è innegabile. Ma, evidenzia la Bielkus, esistono corsi che mettono da parte questo fattore per concentrarsi maggiormente sulle questioni più pragmatiche.
In ogni caso, secondo l’esperta, lo yoga tende a rendere i praticanti più disposti a porsi degli interrogativi riguardo il proprio viaggio attraverso la vita, proprio per via dell’essenza mistica e panteista che lo permea. Ma questo aspetto, che per la maggior parte di coloro che si avvicinano alla disciplina risulta un elemento positivo, potrebbe essere anche messo da parte da quelle persone che non desiderano approfondire queste prerogative dello yoga.

Giuseppe Iorio

Ci portiamo seduti in posizione ferma e comoda. Occhi chiusi, respirazioni lente e profonde.
Stiamo entrando in uno spazio diverso: eliminiamo ogni pensiero, ogni preoccupazione; portiamo l’attenzione al respiro: sentiamo che in noi entra prâna, l’energia vitale, che sostiene ogni essere vivente. Tutto il nostro corpo se ne colma.
Col nostro essere in unità ora ci apprestiamo ad iniziare la nostra sâdhana (pratica spirituale).
Nota: la serie qui proposta non è adatta ai principianti, che dovranno eseguire prima una sequenza di riscaldamento e praticare solo sotto la supervisione di un insegnante qualificato.
Sarvângâsana – la candela
Lentamente sciogliamo la posizione.
Ci rilassiamo qualche attimo, rimanendo concentrati su Vishuddha ed immaginiamo di respirare con la gola, lentamente. Il prâna entra a poco a poco e colma le vertebre cervicali; un attimo di pausa, immaginando calore nel chakra nel quale siamo concentrati, poi espiriamo altrettanto lentamente. Ripetiamo questa respirazione altre due volte.
Halâsana – l’aratro
Ritorniamo al tappetino con movimento continuo e lento e ci abbandoniamo per un momento eliminando ogni contrazione del corpo, abbinando mentalmente alla respirazione il mantra so ‘ham («io sono Quello» – so durante l’inspirazione, ‘ham durante l’espirazione). Teniamo la mente concentrata sul nostro respiro.
Lentamente l’attenzione si sposta al corpo. Viviamo ora una posizione di compensazione, che libera e tonifica il collo e facilita la respirazione toracica e clavicolare.
Matsyâsana – il pesce
Sciogliamo la posizione lentamente. Cerchiamo di essere presenti con tutto il nostro essere anche nelle pause. Respiriamo in Ujjayi. Il respiro esce con un leggero suono che ricorda l’onda della risacca che arriva fino ai nostri piedi, poi espirando si allontana. Siamo presi dall’immensità dell’oceano.
Siamo distesi, alziamo le braccia lentamente e le portiamo al terreno, oltre la testa.
Pascimottanâsana – la pinza
Dopo aver allungato la colonna vertebrale ed esserci concentrati (a seconda della posizione raggiunta) per i principianti a Mûlâdhâra chakra e per i più avanzati in Manipûra chakra, lentamente torniamo distesi. Rilassandoci, sentiamo un senso di scioltezza e di benessere.
Poi la concentrazione va alla respirazione: un Bhastrikâ («mantice») leggero e rapido renderà il diaframma più mobile e lo libererà da ogni contrazione.
Terminato il prânâyâma cominciamo a visualizzare dentro di noi e vivere la posizione successiva.
Bhujangâsana – il cobra
Sciogliamo lentamente la posizione, portando prima il mento, poi il naso ed infine la fronte al terreno. Portiamo le mani a terra, la destra sopra la sinistra, la guancia sinistra sulla mano destra.
Ascoltiamo la nostra colonna vertebrale ed iniziando dal basso cantiamo mentalmente i bîja-mantra (LAM, VAM, RAM, YAM, HAM, OM) 3 volte, spostando la concentrazione su ogni chakra, quindi proseguiamo la sâdhana.
Salabhâsana – la locusta
Quando abbiamo completato la posizione ritorniamo con le braccia davanti al viso, a terra. Mano sinistra sopra la destra, guancia destra sulla mano sinistra.
Portiamo l’attenzione sull’area pelvica; sappiamo che Mûlâdhâra è situato fra genitali ed ano, ma immaginiamo di vederne l’immagine alla base della colonna vertebrale: all’interno di una zona gialla un fiore di loto con quattro petali rossi e al centro un quadrato. Meditiamo quindi sul quadrato: cosa indica questo simbolo?
Riportiamo ora attenzione al nostro corpo, disteso sul tappetino, e ci prepariamo all’ultimo piegamento all’indietro.
Dhanurâsana – l’arco
Sciogliamo la posizione e ci rilassiamo, rimanendo distesi sul ventre. La concentrazione va portata a Manipûra e lì visualizziamo un triangolo rosso con la punta verso il basso. Ad ogni inspirazione il colore rosso si accende e sembra che bruci come una brace, durante l’espirazione sembra spegnersi. Ripetiamo diverse volte.
La concentrazione si impara anche in queste pause. Ricordiamo che anche le pause fanno parte della sâdhana, quindi coinvolgiamo tutto il nostro essere e facciamo in modo che la mente sia concentrata su quello che facciamo.
Completiamo la serie dei piegamenti avanti e indietro con una torsione.
Ardha Matsyendrâsana
Sciolta la posizione, che stira e allunga tutti i muscoli tramite la torsione della colonna vertebrale, portiamo le braccia a terra oltre la testa e uniamo i pollici delle mani, premendo i polpastrelli uno contro l’altro. Mentre i muscoli del nostro corpo si distendono ci concentriamo sulle sensazioni che avvertiamo nel punto di contatto.
Torniamo infine con le mani ai fianchi e ci prepariamo mentalmente all’ultima posizione della sequenza.
Sîrsâsana – la posizione sulla testa
Scendiamo lentamente ma non riprendiamo subito la posizione distesa: poniamo le mani a pugno una sull’altra, la testa appoggiata ai pugni ed attendiamo qualche attimo prima di distenderci supini; descriviamo quindi dei movimenti lenti con la testa, verso destra e verso sinistra, abbinati alla respirazione. Quando sentiamo che la circolazione sanguigna è ripristinata normalmente ci portiamo seduti.
Immaginiamo all’altezza del cuore un uovo dorato: dopo qualche minuto di concentrazione – per trasformare l’immaginazione in visualizzazione – cominciamo a respirare lentamente col naso: ad ogni inspirazione questa luce si allarga, espandendosi leggermente nello spazio dentro ed infine intorno al nostro corpo. Effettuare almeno undici inspirazioni ed espirazioni prima di arrivare a sentire che ora quell’uovo dorato si è espanso tanto da contenere tutto il nostro essere.
Rimaniamo qualche minuto concentrati su questa immagine, che rappresenta la nostra realizzazione; visualizziamoci pieni di luce e ripetiamo tre volte: «io voglio la mia realizzazione». Poi, seguendo il percorso inverso, osserviamo la luce che si contrae fino a visualizzare l’uovo dorato all’altezza del cuore. Ripetiamo infine: «io sono quel seme eterno» (so ‘ham).
A poco a poco lasciamo svanire l’immagine, ci distendiamo e ci abbandoniamo, continuando a ripetere mentalmente: «io sono quel seme eterno», finché il mantra non si dissolve in una vibrazione che ci pervade.
di MP

candela2Tratto dal sito Yoga.it

Ci portiamo seduti in posizione ferma e comoda. Occhi chiusi, respirazioni lente e profonde.

Stiamo entrando in uno spazio diverso: eliminiamo ogni pensiero, ogni preoccupazione; portiamo l’attenzione al respiro: sentiamo che in noi entra prâna, l’energia vitale, che sostiene ogni essere vivente. Tutto il nostro corpo se ne colma.

Col nostro essere in unità ora ci apprestiamo ad iniziare la nostra sâdhana (pratica spirituale).

Nota: la serie qui proposta non è adatta ai principianti, che dovranno eseguire prima una sequenza di riscaldamento e praticare solo sotto la supervisione di un insegnante qualificato.

  1. Sarvângâsana – la candela

Lentamente sciogliamo la posizione.

Ci rilassiamo qualche attimo, rimanendo concentrati su Vishuddha ed immaginiamo di respirare con la gola, lentamente. Il prâna entra a poco a poco e colma le vertebre cervicali; un attimo di pausa, immaginando calore nel chakra nel quale siamo concentrati, poi espiriamo altrettanto lentamente. Ripetiamo questa respirazione altre due volte. continua…

simolotoLa respirazione yogica completa
di Renato Corradin
Fonte Yoga.it

Consiste in tre fasi successive legate da un armonico atto e costituisce la respirazione ideale
«Lo yoga esiste da oltre quattromila anni, ma forse è nuovo per voi.
Lo yoga conferisce il dominio dei sensi e vi libera dalla loro schiavitù.
Lo yoga non consiste solamente nel tenersi in equilibrio sulla testa, come molti credono, ma insegna ad affrontare la vita con i piedi ben piantati in terra.
Questa disciplina SENZA ESSERE UNA RELIGIONE tutte le contiene, non essendo contraria a nessuna di esse.
Lo yoga dona ai giovani la saggezza dell’esperienza e agli anziani il segreto della giovinezza.
Lo yoga vi farà conoscere qualcuno che prima sicuramente ignoravate: il vostro proprio sé». Swami Satchidananda

Questa scienza, che ha sfidato i secoli, è come una goccia di verità nell’oceano inquinato che è la vita moderna. Ora viviamo in una civiltà che ci impone modi di vita innaturali: non sappiamo più respirare; mangiamo troppo ed in malo modo; ignoriamo l’arte del rilassamento psico-fisico, presi come siamo dal ritmo stressante della vita che conduciamo.
La pratica dello yoga consente di ottenere benefici sul piano fisico, mentale e spirituale, ma soprattutto costituisce una via di ricerca dell’UOMO INTERIORE.
Una delle pratiche più importanti e spesso sottovalutate è la respirazione. continua…

Lo yoga, almeno quello yoga rispettoso della tradizione, è, essenzialmente, un metodo di governo delle facoltà mentali
Cos’è lo yoga? Lo yoga, almeno quello yoga rispettoso della tradizione, è, essenzialmente, un metodo di governo delle facoltà mentali. Le posture (asana), il controllo del respiro (pranayama), le pratiche tendenti all’incremento della consapevolezza della sensorialità (pratyahara) altro non sono che passaggi tendenti ad un unico scopo: il governo della sfera psico/mentale e, in modo specifico, lo sviluppo della capacità di concentrazione (dharana). La facoltà di concentrare la mente su di un punto, qualunque esso sia, è infatti obiettivo principale di tutte le pratiche yogiche. E questo per una ragione sostanziale: proprio a partire da questo punto il praticante potrà avere accesso a quella speciale condizione (dhyana) che viene definita “meditazione”. In altre parole, secondo lo yoga tradizionale, nessuno stato meditativo potrà essere raggiunto se non si sarà prima sviluppata a sufficienza la capacità di concentrare la mente su di un determinato oggetto d’attenzione. Soprattutto su questo si fonda la pratica dello yoga: esercizio della volontà, incremento della consapevolezza, e della concentrazione.
Poste tali premesse, cerchiamo di addentrarci meglio all’interno di questa disciplina per comprendere quanto la sua pratica possa essere di notevole aiuto nello studio e in tutte le altre attività intellettuali.
Cos’è lo yoga? In gran parte dell’Occidente spesso si guarda allo yoga come ad una ginnastica esotica o, altrimenti, ad una specie di religione. E’ necessario, vista la grande diffusione che questa disciplina sta ottenendo in questi ultimi ani, fare chiarezza: lo yoga – almeno quello rispettoso della tradizione – è, prima di tutto, una filosofia, una visione del mondo che comporta anche uno stile di vita coerente con I suoi principi. Ossia un insieme di precetti che dovrebbero guidare il praticante nel corso della sua vita. Tra essi i più importanti sono la nonviolenza, il rifiuto di ogni tipo di menzogna, l’astenzione da ogni forma di avidità, la moderazione, il rispetto degli altri. Lo yoga considera l’essere umano come un “intero” in cui corpo e mente non possono essere considerate due entità indipendenti. Per praticare yoga in modo corretto ed efficace è pertanto necessario aver chiaro che si tratta di una disciplina in cui grande importanza riveste il governo delle facoltà psichiche e mentali oltre quelle di carattere fisico.
È vero infatti che nello yoga vi è una scrupolosissima attenzione rivolta al corpo, al riequilibrio energetico, all’affinamento ed al controllo delle capacità sensoriali, ma l’attenzione a tali aspetti costituisce, all’interno di questa millenaria disciplina, una indispensabile premessa per un profondo lavoro sulla tuttavia non è possibile, secondo lo yoga, alcun controllo sulla sfera mentale senza contemporaneamente incrementare benessere fisico, equilibrio pranico, consapevolezza e dominio delle emozioni. Per questo nello yoga tradizionale tutti gli esercizi di carattere fisico e respiratorio s’accompagnano a pratiche specifiche di carattere interiore e ne costituiscono l’indispensabile base. Una lezione impostata nel rispetto della tradizione prevede che fin dall’inizio mentre si lavora sul piano fisico attraverso le posture e le tecniche di controllo del respiro si lavori anche sull’attenzione e sullo sviluppo della concentrazione mentale. L’esercizio fisico, privato di questa specifica attenzione alla sfera mentale, scade a semplice pratica ginnica che (senza nulla togliere alla ginnastica ed ai suoi benefici) nulla ha a che spartire – al di là della moda e dell’esotismo del nome – con lo Yoga tradizionale.
zenithlotoLo yoga, almeno quello yoga rispettoso della tradizione, è, essenzialmente, un metodo di governo delle facoltà mentali
Cos’è lo yoga? Lo yoga, almeno quello yoga rispettoso della tradizione, è, essenzialmente, un metodo di governo delle facoltà mentali. Le posture (asana), il controllo del respiro (pranayama), le pratiche tendenti all’incremento della consapevolezza della sensorialità (pratyahara) altro non sono che passaggi tendenti ad un unico scopo: il governo della sfera psico/mentale e, in modo specifico, lo sviluppo della capacità di concentrazione (dharana). La facoltà di concentrare la mente su di un punto, qualunque esso sia, è infatti obiettivo principale di tutte le pratiche yogiche. E questo per una ragione sostanziale: proprio a partire da questo punto il praticante potrà avere accesso a quella speciale condizione (dhyana) che viene definita “meditazione”. In altre parole, secondo lo yoga tradizionale, nessuno stato meditativo potrà essere raggiunto se non si sarà prima sviluppata a sufficienza la capacità di concentrare la mente su di un determinato oggetto d’attenzione. Soprattutto su questo si fonda la pratica dello yoga: esercizio della volontà, incremento della consapevolezza, e della concentrazione. continua…

Simona CappelloQuesto seminario ha il fine di conquistare la percezione del proprio corpo (postura, allineamento, etc.) per imparare a “stare in piedi”.
Tutti noi ovviamente siamo capaci a stare in piedi, ma molte volte, purtroppo, male, a discapito della nostra colonna vertebrale e del nostro equilibrio fisico e mentale. Proprio su questo si andrà a lavorare: sulla capacità di reggersi correttamente sui piedi, sulle gambe e sulla colonna vertebrale, ovvero su tutto ciò che ci dà la possibilità di radicarci, di essere stabili e sicuri. A tale scopo verranno usate asana (posizioni), tecniche di respirazione, mantra e yoga nidra (rilassamento). L’effetto positivo sarà assicurato inizialmente sul corpo che troverà stabilità ed equilibrio e poi di conseguenza sulla mente….leggi tutto sul volantino.

Conduttrice: dott.ssa Simona Cappello
Sabato 5 novembre 9,30 – 12,30
Informazioni e prenotazioni: Centro Studi Yoga Zenith
Corso Torino 38/2 – Genova
Tel. 010 531182

yoga-meditationYoga come stile di vita

Sebbene lo yoga curi i disagi evitiamo di praticarlo con tale motivazione
Articolo di Daniela Borgini tratto da Solaris

Sono passati due, probabilmente tremila anni, dall’illuminazione avuta dal Saggio Patanjali: “scripta manent”; fino a quei tempi nulla era mai stato scritto dai Maestri dello yoga, riti, regole e segreti venivano trasmessi ai discepoli esclusivamente nei lunghi tempi di dura convivenza col Maestro e solo il Maestro era a conoscenza di quel “piano di studi” che ogni allievo avrebbe completato attraverso le medesime esperienze che già lui aveva vissuto durante il proprio percorso di apprendimento. Ulteriore e notevole pregio che rende il Saggio Patanjali un uomo attuale e moderno, anche se seguito con molte difficoltà e molti stralci sulle esposizioni della sua Via Maestra, è la capacità che ha dimostrato nello “ strutturare e schematizzare” i profondi e numerosi principi di una delle più antiche, complete e complesse filosofie della razza umana. “Come molte arti e scienze profonde, belle e potenti, lo yoga ha sofferto la povertà spirituale del mondo moderno, è stato banalizzato, annacquato, e ridotto a cliché. L’ essenza profonda ed eterna dello yoga è stata travisata e riadattata al profitto personale degli uomini” così ha affermato Swami Rama.
Assistiamo infatti oggi a un dilagare di pratiche tutte chiamate “yoga” , che hanno messo sul mercato del benessere gli esercizi più disparati, esercizi perlopiù corporei, tecniche imbastite per alleviare lo stress, i dolori osteoarticolari, per rilassare muscoli e nervi, divulgate impropriamente trascurando l’Essenza Autentica dello yoga, ossia la Connessione , l’Unione profonda alla scintilla divina, come significa la parola stessa “Yug”. Nella nostra società, votata all’ennesima potenza al valore dell’apparenza, il culto del corpo rappresenta un’icona esemplare. Ci troviamo rapiti da una cura dei nostri corpi talmente ossessiva e innaturale da diventare patologica. E se da una parte ci facciamo massaggiare, frequentiamo assiduamente le palestre, i centri benessere, acquistiamo costose creme, dall’altro ci alimentiamo in modo scorretto, fumiamo, beviamo alcool, abusiamo di integratori, ci sottoponiamo a una moltitudine di eventi stressanti. E viviamo le quotidiane battaglie dentro un’ ulteriore grande guerra: la guerra col tempo, un tempo che immancabilmente scarseggia nei nostri giorni e non ci consente di fare tutte le cose che vorremmo, un tempo che scappa velocemente e ci devasta.
Come una luce in fondo al tunnel delle nostre esistenze oscure s’accende la promessa dello yoga. Lo yoga che infonde quiete e armonia, che allevia i dolori del corpo e le tensioni della mente, che promette giovinezza. Tanti corsi per tutte le esigenze, a qualunque ora del giorno, a cui si arriva di corsa con la lingua a penzoloni e di corsa si riparte per calarsi di nuovo nel calderone degli impegni. Ormai è un’ abitudine comune aspettarsi che altri, medici, terapeuti, farmaci, facciano qualcosa per noi, così ci aspettiamo che anche lo yoga faccia qualcosa per noi mentre noi ci occupiamo d’altro. Per affermare di essere yogin e yogini non basta frequentare una lezione o due di yoga alla settimana, magari interrompendo la pratica con un certo numero d’assenze, affamati di aspettative. Un tale percorso potrà offrirci tuttalpiù qualche parentesi di rilassamento, ma è ben lontano dalla Via Maestra, gli “Yoga Sutra” che il Saggio Patanjali ha avuto tanta cura di lasciarci in eredità. Nonostante le abitudini e l’anima occidentale quando ci si accosta a un corso di yoga sarebbe bene non avere aspettative, non viverlo solo come “il piacevole rifugio di un’ora”, documentarsi piuttosto sulla natura della disciplina prendendo l’impegno con noi stessi di adottarne gli insegnamenti, di integrarli nelle nostre esistenze perché pian pian piano divengano il nostro stile di vita.

Seminario intensivo

di yoga


Sabato 9 aprile 2011 dalle 9.30 alle 12.30

fotoseminario

DALLA STABILITÀ DELLA TERRA ALLA

LEGGEREZZA DELL’ARIA

In questo seminario verranno eseguite posizioni che, lavorando sulla forza degli arti inferiori, daranno stabilità, equilibrio e sicurezza.

Una volta conquistata la stabilità si eseguiranno via via posizioni volte ad aprire, ad espandere l’allievo attraverso il corpo, verso una sensazione di leggerezza che possa permettere di affrancarsi e distaccarsi dai pesi della vita quotidiana.

Il seminario non verterà solo su una pratica prettamente fisica, ma verranno eseguite tecniche di concentrazione, di respirazione e di rilassamento, affinché l’allievo possa arrivare in modo semplice e spontaneo all’esecuzione delle posizioni e al distacco mentale .

Conduttrice: Dott.ssa Simona Capello

Centro studi Yoga Zenith Corso Torino 38/2 Tel: 010 53 11 82

Scarica volantino

yoga-meditationIl collegamento che sussiste nello yoga tra mente, sistema nervoso e respiro
di Amadio Bianchi

È anche troppo palese, inoltre, il collegamento che sussiste tra mente, sistema nervoso e respiro. Le tensioni, preoccupazioni, ansie e paure sono purtroppo in grado di influire sul suo ritmo. Questo, tuttavia, non deve scoraggiarci poiché è anche vero il contrario: si può partire dal respiro per aggiustare molte cose. Nella scuola di Yoga, quando inizio un serio addestramento alla respirazione, mi armo di un metro da sarto e incomincio a misurare la differenza tra espansione e contrazione della cassa toracica dei miei allievi, sia a livello addominale, sia toracico, sia clavicolare. Ciò mi permette di capire dove, chi mi sta di fronte, è più debole e maggiormente attaccabile dalla malattia, e dove l’energia che muove con il soffio viene diretta nel suo corpo. Alla respirazione di tipo addominale corrisponde la salute della parte bassa del corpo e della relativa vita istintuale, a quella toracica la salute della parte media e della attinente costituzione emotiva, infine a quella clavicolare la parte alta del corpo e l’aspetto intellettivo. Affinché possiate meglio comprendere come funzioniamo, vi ricordo che la donna, per sua propria natura, ha una buona respirazione di tipo toracico-alta mentre è normalmente carente di quella bassa o addominale. L’uomo, al contrario, nasce con una buona predisposizione per la respirazione addominale ma è carente nelle altre. I problemi della donna infatti sono soprattutto nella parte bassa del corpo, dove lei è facilmente attaccabile dai malanni (vene varicose, flebiti, intestino pigro, infiammazioni alle ovaie, mestruazioni dolorose ecc.) mentre i problemi cardiaci sono sempre stati una prerogativa dell’uomo (è sempre stato l’uomo a morire d’infarto almeno fino a prima di questo cambiamento di ruoli nella società). continua…