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Tag: respirazione

simo8Un esercizio basilare per la purificazione delle nadi e per ottenere calma ed equilibrio
Tratto da yoga.it

Le nadi sono i condotti sottili (secondo l’anatomia yogica nel nostro corpo ve ne sono ben 72.000!) attraverso cui circola l’energia. Secondo alcuni sul piano fisico essi coincidono con i nervi.

Gli yogin affermano che nell’uomo ordinario, un gran numero di questi condotti non è permeabile alle energie praniche; di conseguenza l’energia circola male nell’organismo. Ciò porta con sé vari squilibri psicofisiologici.

Uno degli obiettivi iniziali dello yoga è quello di garantire la libera circolazione delle energie a tutti i livelli. L’esercizio migliore per la purificazione delle nadi, soprattutto delle due principali IdaPingala, si chiama appunto Nadi Sodhana prânâyâma.

Si tratta di un esercizio di respirazione alternata (prima da una narice, poi dall’altra, iniziando ad inspirare dalla sinistra), senza ritenzione del respiro.

Per regolare l’alternarsi del respiro, utilizzeremo le nostre dita per otturare prima una narice e poi l’altra. Ecco come fare: apriamo la mano destra e ripieghiamo contro il palmo l’indice e il medio, tenendo invece tesi il pollice, l’anulare e il mignolo (Vishnu mudra). Con il pollice, rimasto libero, ottureremo la narice destra, con l’anulare e il mignolo, chiuderemo successivamente la narice sinistra.

Seduti in padmâsanasiddhâsana o in posizione facile con la schiena bene eretta, inspirare profondamente quindi chiudere la narice destra con il pollice ed espirare dalla sinistra; inspirare dalla narice sinistra, mentre la destra è ancora chiusa dal pollice; chiudere entrambe le narici per uno o due secondi poi esalare attraverso la destra chiudendo la sinistra con anulare e mignolo; inalare dalla narice destra mantenendo chiusa la sinistra, chiudere entrambe le narici per uno o due secondi quindi esalare dalla sinistra mantenendo la destra chiusa con il pollice; inalando dalla sinistra si ricomincia il ciclo.

La resipirazione è lenta, profonda e silenziosa, la concentrazione è sul flusso dell’aria attraverso le narici.

Inspirazione ed espirazione dovranno avere uguale durata anche se all’inizio della pratica è consigliabile concentrarsi sulla corretta tecnica di esecuzione e sul flusso dell’aria attraverso le narici.

Si consiglia di eseguire sette cicli completi anche se questoprânâyâma non ha controindicazioni ed è possibile prolungare l’esecuzione per il tempo desiderato.

di redazione yoga.it

simolotoArticolo tratto da Benesserenergia.it

Se vuoi iniziare a meditare, dovrai prima di tutto imparare a effettuare una respirazione corretta.Devi capire come puoi trasformare un atto meramente meccanico e involontario in una fonte inesauribile di consapevolezza ed energia. Prendi consapevolezza nel tuo respiro, inizia a respirare come se fosse la prima volta e ritrova il tuo benessere!

Respirazione corretta per meditare

Per iniziare  a respirare correttamente, almeno per il primo periodo, dovrai trovare un luogo tranquillo e indisturbato. Siediti con la schiena dritta (almeno non rischi di addormentarti) e chiudi gli occhi.

  • Appoggia una mano sulla pancia. Ti servirà per capire se stai respirando correttamente. Dovrai infatti coinvolgere nell’atto dell’inspirazione la zona diaframmatica invece che quella toracica. Purtroppo, la maggior parte di noi utilizza involontariamente la seconda tecnica, cioè quella sbagliata. Non è grave, ma è bene tornare sulla “retta via” per godere di svariati benefici, e non solo da un punto di vista meditativo.
  • Per effettuare una buona respirazione diaframmatica inspira profondamente dalle narici e senti che la mano poggiata sulla pancia, si alza.
  • Riempi bene i polmoni e quando senti di essere sazio d’aria, buttala fuori attraverso la bocca. Per agevolarti puoi decidere di respirare contando. Inspira e allo stesso tempo conta fino a quattro. Fai lo stesso durante la fase dell’espirazione.
  • Non sforzarti. Non cercare di superare i tuoi limiti. Non devi rendere conto proprio a nessuno!Quando senti che la respirazione consapevole di procura fatica, interrompila e distrai la tua attenzione con qualche faccenda quotidiana. Presto smetterai di concentrarti sul respiro e tutto tornerà alla normalità. continua…

YV7J0052Articolo tratto da Yoga.it

Che cos’è un âsana?
Questa parola, che normalmente si traduce come «posizione», significa «ciò che è saldo e comodo» e sottintende per uno yogin tutte le posizioni del corpo in cui sono presenti stabilità, immobilità, assenza di sforzo.
Queste condizioni sono indispensabili perché le posizioni siano definite yogiche, in quanto gli âsana danno modificazioni a livello profondo solo se la posizione viene mantenuta a lungo.
Quando eseguiamo una posizione dobbiamo sentirci nella nostra totalità: spirito, corpo, mente tesi all’unità. Le posizioni si potrebbero dunque definire un rituale, una preghiera di tutto il nostro essere.
I benefici degli âsana
Gli effetti fisici degli âsana sono molti: tra gli altri essi risvegliano le attività dei muscoli che normalmente tendono ad atrofizzarsi, perché poco utilizzati, specialmente quelli del torace, della parete addominale, del dorso, ecc. Alcuni âsana potenziano il tono muscolare, mentre altri esercitano un’azione di allungamento su tendini e muscolatura. Ciò migliora la mobilità delle articolazioni, rendendo il corpo più sciolto e mobile. Inoltre ogni âsana ha un’azione specifica su alcuni organi interni e porta equilibrio al sistema nervoso centrale.
Gli effetti energetici o «pranici» delle posizioni sono però ancora più importanti. Infatti esiste un corpo energetico o fluidico in tutto aderente al corpo fisico; le loro funzioni sono strettamente correlate. Gli organi principali del corpo pranico sono appunto i chakra, ricettori, accumulatori e distributori della forza pranica.
Ogni âsana agisce su di un chakra o su più d’uno. La compressione o distensione subita dalle parti del corpo umano che hanno corrispondenza diretta nei chakra si ripercuote sulle funzioni dei chakra medesimi.
Sappiamo infatti che l’hatha-yoga non agisce solo sul corpo come una comune ginnastica, ma crea armonia su tutti i piani (fisico, mentale, spirituale).
Gli âsana sono molti – più di otto milioni secondo le scritture! – tuttavia è sufficiente praticarne un numero limitato per conservare un perfetto equilibrio fisico e psichico.
Che cos’è un âsana?
Questa parola, che normalmente si traduce come «posizione», significa «ciò che è saldo e comodo» e sottintende per uno yogin tutte le posizioni del corpo in cui sono presenti stabilità, immobilità, assenza di sforzo.
Queste condizioni sono indispensabili perché le posizioni siano definite yogiche, in quanto gli âsana danno modificazioni a livello profondo solo se la posizione viene mantenuta a lungo.
Quando eseguiamo una posizione dobbiamo sentirci nella nostra totalità: spirito, corpo, mente tesi all’unità. Le posizioni si potrebbero dunque definire un rituale, una preghiera di tutto il nostro essere.
I benefici degli âsana
Gli effetti fisici degli âsana sono molti: tra gli altri essi risvegliano le attività dei muscoli che normalmente tendono ad atrofizzarsi, perché poco utilizzati, specialmente quelli del torace, della parete addominale, del dorso, ecc. Alcuni âsana potenziano il tono muscolare, mentre altri esercitano un’azione di allungamento su tendini e muscolatura. Ciò migliora la mobilità delle articolazioni, rendendo il corpo più sciolto e mobile. Inoltre ogni âsana ha un’azione specifica su alcuni organi interni e porta equilibrio al sistema nervoso centrale.
Gli effetti energetici o «pranici» delle posizioni sono però ancora più importanti. Infatti esiste un corpo energetico o fluidico in tutto aderente al corpo fisico; le loro funzioni sono strettamente correlate. Gli organi principali del corpo pranico sono appunto i chakra, ricettori, accumulatori e distributori della forza pranica.
Ogni âsana agisce su di un chakra o su più d’uno. La compressione o distensione subita dalle parti del corpo umano che hanno corrispondenza diretta nei chakra si ripercuote sulle funzioni dei chakra medesimi.
Sappiamo infatti che l’hatha-yoga non agisce solo sul corpo come una comune ginnastica, ma crea armonia su tutti i piani (fisico, mentale, spirituale).
Gli âsana sono molti – più di otto milioni secondo le scritture! – tuttavia è sufficiente praticarne un numero limitato per conservare un perfetto equilibrio fisico e psichico.

I nuovi corsi di Yoga per bambini presso il Centro Zenith  inizieranno
alla metà del prossimo mese di ottobre, il giovedì dalle 17 alle 18.
Per info 347 9186722

I pediatri: “Sì allo yoga per i bambini”
Articolo tratto da Meditare.net

Lo Yoga in età pediatrica «può rivelarsi utile alla crescita e allo sviluppo sano del bambino». Un primo passo d’apertura a questa disciplina arriva dai pediatri della Società italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), i quali hanno dato voce alla Federazione italiana Yoga nel corso dell’ultimo Congresso della SIPPS.

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«Quando nei più piccoli si verificano condizioni di disagio psichico e di forte stress, – ha dichiarato il Dottor Giuseppe Di Mauro, pediatra e Presidente SIPPS – è necessario intervenire prima che queste situazioni diventino endemiche, e possano sfociare in forti disagi o vere e proprie patologie. In un’epoca in cui i bambini vivono tempi accelerati e non adatti ai loro ritmi naturali è importante cercare nuovi strumenti che, metodologie semplici come il movimento e la respirazione, consentano ai più piccoli di imparare a ‘stare bene’».

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… «La scienza yoga, la cui origine risale a qualche millennio prima dell’era cristiana, si basa su una approfondita conoscenza del corpo e della psiche. Il famoso psicanalista Carl Gustav Jung l’ha definita «la più antica indagine che l’uomo abbia mai svolto sul corpo e sulla mente». …

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YV7J0054Lo Yoga e le false credenze che lo accompagnano
di Giuseppe Iorio
tratto da  http://www.megliosapere.info/

Ci siamo occupati svariate volte dei benefici che lo Yoga, la millenaria disciplina di origine indiana, apporta all’organismo e alla mente. Non manca, però, chi nutre scetticismo nei confronti di questa pratica, ritenendola magari troppo complessa e impegnativa, tale da comportare un particolare dispendio di tempo e denaro. Altri potrebbero provare una sorta di timore reverenziale verso quest’attività, credendola riservata ai soli iniziati, immaginando erroneamente che occorra un’adesione di tipo mistico ai precetti sostenuti dalla disciplina.
A fare luce si questi aspetti apparentemente controversi dello Yoga, con particolare riferimento a quello praticato in Occidente, ci hanno pensato due esperte, Vyda Bielkus, co-fondatrice della “Boston’s Health Yoga Life”, ed Eva Norlyk Smith, caporedattrice di “Yoga U online”, nel corso di un’intervista comparsa sulla versione americana del noto quotidiano online “The Huffington Post”.
In particolare, le due intervistate hanno voluto smentire 5 convinzioni diffuse relative allo Yoga, dei “falsi miti” che potrebbero scoraggiare tutte quelle persone che, pur accarezzando l’idea di sperimentare questa pratica, sono state dissuase da questo o quel motivo.

Il primo punto che le due esperte hanno voluto evidenziare consiste nel fatto che, per praticare lo yoga, non bisogna essere già in partenza dotati di particolari qualità atletiche o di una notevole elasticità corporea.
Lo yoga, infatti, è una disciplina adatta a chiunque, anche agli anziani. E la flessibilità si può acquistare in modo graduale. Non c’è nulla da temere, dunque, se non si riescono ad assumere tutte le posizioni previste dagli esercizi in modo perfetto. Secondo la Bielkus e la Smith, questa disciplina apporta sempre grossi vantaggi a chi la pratica, perché “lo yoga è un’esplorazione di quello che il vostro corpo è capace di fare, quindi non dovete preoccuparvi se la vostra posizione non risulta esattamente simile a quella dei vostri più agili compagni di corso“.

Il secondo punto che potrebbe dar vita a qualche equivoco riguarda un presunto costo eccessivo del praticare yoga. In realtà, frequentare dei corsi di yoga richiede una spesa in linea con quella occorrente per qualsiasi altra attività di fitness. Esistono poi, anche nel nostro Paese, dei corsi gratuiti per avvicinarsi alla disciplina.
Inoltre, aspetto fondamentale, una volta che si sono apprese le basi di questa pratica, si può anche iniziare a praticare lo yoga a casa.

Terzo mito piuttosto diffuso che va sfatato: lo yoga non sarebbe una vera e propria attività fisica. Non è affatto così, specificano le due esperte. Alcuni metodi sono paragonabili, dal punto di vista aerobico e sul piano dell’impegno fisico, a qualsiasi altro allenamento si possa svolgere. “Lo yoga impegna tutto il corpo, dal sistema nervoso al sistema cardiovascolare, e rappresenta un allenamento completo“, sostiene la Bielkus.

Il quarto punto che necessita di una smentita consiste nel fatto che lo yoga venga considerato da molte persone come un’attività poco stimolante e noiosa. La Smith e la Bielkus sono convinte del contrario. Oltre alla presenza di corsi che prevedono addirittura l’utilizzo di club music come sottofondo per gli esercizi, ci sono metodi piuttosto originali come l’Antigravity yoga, molto divertente perché da svolgersi in sospensione su delle amache, oppure il Paddle Board yoga, che viene praticato in un contesto quasi vacanziero, dato che richiede l’uso di tavole da surf collocate in acqua.

Quinto punto che merita una chiarimento concerne l’aspetto spirituale dello Yoga. Secondo le due celebri specialiste, tante persone stanno alla larga da questa disciplina perché la ritengono riconducibile ad una sorta religione.
Naturalmente, le origini dello yoga sono contraddistinte da una spiritualità accentuata, questo è innegabile. Ma, evidenzia la Bielkus, esistono corsi che mettono da parte questo fattore per concentrarsi maggiormente sulle questioni più pragmatiche.
In ogni caso, secondo l’esperta, lo yoga tende a rendere i praticanti più disposti a porsi degli interrogativi riguardo il proprio viaggio attraverso la vita, proprio per via dell’essenza mistica e panteista che lo permea. Ma questo aspetto, che per la maggior parte di coloro che si avvicinano alla disciplina risulta un elemento positivo, potrebbe essere anche messo da parte da quelle persone che non desiderano approfondire queste prerogative dello yoga.

Giuseppe Iorio

YV7J0074Piccoli consigli sul fluire dell’Energia
L’importanza del corpo nella crescita spirituale
Articolo di Daniela Borgini da Solaris

Secondo la nota formula di Einstein “E=m*c^2” si deduce che materia ed energia sono in realtà due aspetti della stessa oggettività, i fondamenti della Fisica Quantistica affermano che non esiste una realtà obiettiva della materia e che il suo stato oggettivo è caratterizzato da un addensamento energetico. E’ quindi l’ Energia Vitale (il Prana degli indiani o il Chi dei cinesi) che attraverso il continuo fluire crea e modifica incessantemente ogni realtà. Secondo quanto scritto sopra anche ogni cellula del nostro corpo altro non è che Energia Vitale in continua metamorfosi, il cui stato di salute, le cui vibrazioni dipendono solo da noi, dalla qualità della nostra vita e dei nostri pensieri. Tutti noi, per poter vivere, abbiamo bisogno di energia vitale. Quando l’energia vitale è esaurita completamente subentra la morte. Ci sono persone che, disponendo di molta energia vitale, vivono una vita piena e realizzata ed altre che, avendo poca energia vitale, sono stanche, esauste, nervose, frustrate, sofferenti e soggette a molti tipi di malattia. La maggior parte di queste persone invecchia precocemente e ha un’ età biologica molto maggiore di quella anagrafica.
La capacità e possibilità di incrementare e lasciar fluire l’Energia è in tutti noi.
Assorbiamo Energia:
- respirando correttamente
- alimentandoci con cibi leggeri e genuini
- praticando Yoga o Tai Chi
- mantenendo posture corrette
* Un respiro consapevole, che vada oltre la soglia della superficialità, rivitalizza e nutre costantemente i nostri organi vitali,
* una cucina poco elaborata, fatta di semplici cibi biologici facilmente assimilabili, ci rifornisce di energia dalle vibrazioni sottili,
* la pratica quotidiana di esercizi fisici mirati ad incrementare e non disperdere le energie corporee, che aiuti anche a tenere la mente quieta, eleva le vibrazioni energetiche ad ottave superiori,
* dobbiamo infine allenarci a camminare, sederci e dormire assumendo posture corrette, così che la colonna vertebrale sia sempre eretta e ben allineata.
Read more: http://www.solaris.it/indexprima.asp?Articolo=1773#ixzz2dzynYV4c
Secondo la nota formula di Einstein “E=m*c^2” si deduce che materia ed energia sono in realtà due aspetti della stessa oggettività, i fondamenti della Fisica Quantistica affermano che non esiste una realtà obiettiva della materia e che il suo stato oggettivo è caratterizzato da un addensamento energetico. E’ quindi l’ Energia Vitale (il Prana degli indiani o il Chi dei cinesi) che attraverso il continuo fluire crea e modifica incessantemente ogni realtà. Secondo quanto scritto sopra anche ogni cellula del nostro corpo altro non è che Energia Vitale in continua metamorfosi, il cui stato di salute, le cui vibrazioni dipendono solo da noi, dalla qualità della nostra vita e dei nostri pensieri. Tutti noi, per poter vivere, abbiamo bisogno di energia vitale. Quando l’energia vitale è esaurita completamente subentra la morte. Ci sono persone che, disponendo di molta energia vitale, vivono una vita piena e realizzata ed altre che, avendo poca energia vitale, sono stanche, esauste, nervose, frustrate, sofferenti e soggette a molti tipi di malattia. La maggior parte di queste persone invecchia precocemente e ha un’ età biologica molto maggiore di quella anagrafica.
La capacità e possibilità di incrementare e lasciar fluire l’Energia è in tutti noi.
Assorbiamo Energia:
- respirando correttamente
- alimentandoci con cibi leggeri e genuini
- praticando Yoga o Tai Chi
- mantenendo posture corrette
* Un respiro consapevole, che vada oltre la soglia della superficialità, rivitalizza e nutre costantemente i nostri organi vitali,
* una cucina poco elaborata, fatta di semplici cibi biologici facilmente assimilabili, ci rifornisce di energia dalle vibrazioni sottili,
* la pratica quotidiana di esercizi fisici mirati ad incrementare e non disperdere le energie corporee, che aiuti anche a tenere la mente quieta, eleva le vibrazioni energetiche ad ottave superiori,
* dobbiamo infine allenarci a camminare, sederci e dormire assumendo posture corrette, così che la colonna vertebrale sia sempre eretta e ben allineata.
Ci portiamo seduti in posizione ferma e comoda. Occhi chiusi, respirazioni lente e profonde.
Stiamo entrando in uno spazio diverso: eliminiamo ogni pensiero, ogni preoccupazione; portiamo l’attenzione al respiro: sentiamo che in noi entra prâna, l’energia vitale, che sostiene ogni essere vivente. Tutto il nostro corpo se ne colma.
Col nostro essere in unità ora ci apprestiamo ad iniziare la nostra sâdhana (pratica spirituale).
Nota: la serie qui proposta non è adatta ai principianti, che dovranno eseguire prima una sequenza di riscaldamento e praticare solo sotto la supervisione di un insegnante qualificato.
Sarvângâsana – la candela
Lentamente sciogliamo la posizione.
Ci rilassiamo qualche attimo, rimanendo concentrati su Vishuddha ed immaginiamo di respirare con la gola, lentamente. Il prâna entra a poco a poco e colma le vertebre cervicali; un attimo di pausa, immaginando calore nel chakra nel quale siamo concentrati, poi espiriamo altrettanto lentamente. Ripetiamo questa respirazione altre due volte.
Halâsana – l’aratro
Ritorniamo al tappetino con movimento continuo e lento e ci abbandoniamo per un momento eliminando ogni contrazione del corpo, abbinando mentalmente alla respirazione il mantra so ‘ham («io sono Quello» – so durante l’inspirazione, ‘ham durante l’espirazione). Teniamo la mente concentrata sul nostro respiro.
Lentamente l’attenzione si sposta al corpo. Viviamo ora una posizione di compensazione, che libera e tonifica il collo e facilita la respirazione toracica e clavicolare.
Matsyâsana – il pesce
Sciogliamo la posizione lentamente. Cerchiamo di essere presenti con tutto il nostro essere anche nelle pause. Respiriamo in Ujjayi. Il respiro esce con un leggero suono che ricorda l’onda della risacca che arriva fino ai nostri piedi, poi espirando si allontana. Siamo presi dall’immensità dell’oceano.
Siamo distesi, alziamo le braccia lentamente e le portiamo al terreno, oltre la testa.
Pascimottanâsana – la pinza
Dopo aver allungato la colonna vertebrale ed esserci concentrati (a seconda della posizione raggiunta) per i principianti a Mûlâdhâra chakra e per i più avanzati in Manipûra chakra, lentamente torniamo distesi. Rilassandoci, sentiamo un senso di scioltezza e di benessere.
Poi la concentrazione va alla respirazione: un Bhastrikâ («mantice») leggero e rapido renderà il diaframma più mobile e lo libererà da ogni contrazione.
Terminato il prânâyâma cominciamo a visualizzare dentro di noi e vivere la posizione successiva.
Bhujangâsana – il cobra
Sciogliamo lentamente la posizione, portando prima il mento, poi il naso ed infine la fronte al terreno. Portiamo le mani a terra, la destra sopra la sinistra, la guancia sinistra sulla mano destra.
Ascoltiamo la nostra colonna vertebrale ed iniziando dal basso cantiamo mentalmente i bîja-mantra (LAM, VAM, RAM, YAM, HAM, OM) 3 volte, spostando la concentrazione su ogni chakra, quindi proseguiamo la sâdhana.
Salabhâsana – la locusta
Quando abbiamo completato la posizione ritorniamo con le braccia davanti al viso, a terra. Mano sinistra sopra la destra, guancia destra sulla mano sinistra.
Portiamo l’attenzione sull’area pelvica; sappiamo che Mûlâdhâra è situato fra genitali ed ano, ma immaginiamo di vederne l’immagine alla base della colonna vertebrale: all’interno di una zona gialla un fiore di loto con quattro petali rossi e al centro un quadrato. Meditiamo quindi sul quadrato: cosa indica questo simbolo?
Riportiamo ora attenzione al nostro corpo, disteso sul tappetino, e ci prepariamo all’ultimo piegamento all’indietro.
Dhanurâsana – l’arco
Sciogliamo la posizione e ci rilassiamo, rimanendo distesi sul ventre. La concentrazione va portata a Manipûra e lì visualizziamo un triangolo rosso con la punta verso il basso. Ad ogni inspirazione il colore rosso si accende e sembra che bruci come una brace, durante l’espirazione sembra spegnersi. Ripetiamo diverse volte.
La concentrazione si impara anche in queste pause. Ricordiamo che anche le pause fanno parte della sâdhana, quindi coinvolgiamo tutto il nostro essere e facciamo in modo che la mente sia concentrata su quello che facciamo.
Completiamo la serie dei piegamenti avanti e indietro con una torsione.
Ardha Matsyendrâsana
Sciolta la posizione, che stira e allunga tutti i muscoli tramite la torsione della colonna vertebrale, portiamo le braccia a terra oltre la testa e uniamo i pollici delle mani, premendo i polpastrelli uno contro l’altro. Mentre i muscoli del nostro corpo si distendono ci concentriamo sulle sensazioni che avvertiamo nel punto di contatto.
Torniamo infine con le mani ai fianchi e ci prepariamo mentalmente all’ultima posizione della sequenza.
Sîrsâsana – la posizione sulla testa
Scendiamo lentamente ma non riprendiamo subito la posizione distesa: poniamo le mani a pugno una sull’altra, la testa appoggiata ai pugni ed attendiamo qualche attimo prima di distenderci supini; descriviamo quindi dei movimenti lenti con la testa, verso destra e verso sinistra, abbinati alla respirazione. Quando sentiamo che la circolazione sanguigna è ripristinata normalmente ci portiamo seduti.
Immaginiamo all’altezza del cuore un uovo dorato: dopo qualche minuto di concentrazione – per trasformare l’immaginazione in visualizzazione – cominciamo a respirare lentamente col naso: ad ogni inspirazione questa luce si allarga, espandendosi leggermente nello spazio dentro ed infine intorno al nostro corpo. Effettuare almeno undici inspirazioni ed espirazioni prima di arrivare a sentire che ora quell’uovo dorato si è espanso tanto da contenere tutto il nostro essere.
Rimaniamo qualche minuto concentrati su questa immagine, che rappresenta la nostra realizzazione; visualizziamoci pieni di luce e ripetiamo tre volte: «io voglio la mia realizzazione». Poi, seguendo il percorso inverso, osserviamo la luce che si contrae fino a visualizzare l’uovo dorato all’altezza del cuore. Ripetiamo infine: «io sono quel seme eterno» (so ‘ham).
A poco a poco lasciamo svanire l’immagine, ci distendiamo e ci abbandoniamo, continuando a ripetere mentalmente: «io sono quel seme eterno», finché il mantra non si dissolve in una vibrazione che ci pervade.
di MP

candela2Tratto dal sito Yoga.it

Ci portiamo seduti in posizione ferma e comoda. Occhi chiusi, respirazioni lente e profonde.

Stiamo entrando in uno spazio diverso: eliminiamo ogni pensiero, ogni preoccupazione; portiamo l’attenzione al respiro: sentiamo che in noi entra prâna, l’energia vitale, che sostiene ogni essere vivente. Tutto il nostro corpo se ne colma.

Col nostro essere in unità ora ci apprestiamo ad iniziare la nostra sâdhana (pratica spirituale).

Nota: la serie qui proposta non è adatta ai principianti, che dovranno eseguire prima una sequenza di riscaldamento e praticare solo sotto la supervisione di un insegnante qualificato.

  1. Sarvângâsana – la candela

Lentamente sciogliamo la posizione.

Ci rilassiamo qualche attimo, rimanendo concentrati su Vishuddha ed immaginiamo di respirare con la gola, lentamente. Il prâna entra a poco a poco e colma le vertebre cervicali; un attimo di pausa, immaginando calore nel chakra nel quale siamo concentrati, poi espiriamo altrettanto lentamente. Ripetiamo questa respirazione altre due volte. continua…

simolotoLa respirazione yogica completa
di Renato Corradin
Fonte Yoga.it

Consiste in tre fasi successive legate da un armonico atto e costituisce la respirazione ideale
«Lo yoga esiste da oltre quattromila anni, ma forse è nuovo per voi.
Lo yoga conferisce il dominio dei sensi e vi libera dalla loro schiavitù.
Lo yoga non consiste solamente nel tenersi in equilibrio sulla testa, come molti credono, ma insegna ad affrontare la vita con i piedi ben piantati in terra.
Questa disciplina SENZA ESSERE UNA RELIGIONE tutte le contiene, non essendo contraria a nessuna di esse.
Lo yoga dona ai giovani la saggezza dell’esperienza e agli anziani il segreto della giovinezza.
Lo yoga vi farà conoscere qualcuno che prima sicuramente ignoravate: il vostro proprio sé». Swami Satchidananda

Questa scienza, che ha sfidato i secoli, è come una goccia di verità nell’oceano inquinato che è la vita moderna. Ora viviamo in una civiltà che ci impone modi di vita innaturali: non sappiamo più respirare; mangiamo troppo ed in malo modo; ignoriamo l’arte del rilassamento psico-fisico, presi come siamo dal ritmo stressante della vita che conduciamo.
La pratica dello yoga consente di ottenere benefici sul piano fisico, mentale e spirituale, ma soprattutto costituisce una via di ricerca dell’UOMO INTERIORE.
Una delle pratiche più importanti e spesso sottovalutate è la respirazione. continua…

campaneLo Yoga del SUONO TERAPEUTICO metodo “Arjuna Yoga Therapy”

La pratica dello Yoga accompagnato dai mantra – Introduzione alla filosofia d’oriente e all’esercizio sonoro con le campane tibetane.

Sabato 17 novembre 2012

Presso
Centro Studi Yoga Zenith
corso Torino 38/2
16129 Genova
Tel: 010 531182 – 347 9186722

Programma della mattinata dalle 9,30 alle 12,30:
Ore 9,30 Il Mantra vedico per eccellenza: Gayatri Mantra.
Ore 9,45 Pratica dello Yoga terapeutico, del Metodo: “Arjuna Yoga Tharapy”.
Ore 11,45 Cantare insieme i mantra: teoria e pratica prolungata (Namasmarana-Japa Mantra).

Ore 12,30 Pausa.

Programma del pomeriggio dalle 13,30 alle 16,30:

Ore 13,30 Lo Shanti mantra, il mantra della pace universale.
Ore 13,45 La filosofia che libera la mente: introduzione alla Bhagavad-gītā (Canto del Divino)
- SPECIALE: Lettura “cantata” dei versi della Bhagavad-gītā (nella forma dei mantra).
Ore 15,00 Suonare insieme le campane tibetane: teoria e pratica con intonazione dei mantra.
Ore 16,15 Il mantra dell’amore universale. Ore 16,30 conclusione. continua…



Il Saluto al Sole è composto da una successione di dodici movimenti da ripetere più volte senza interruzioni. Mette in movimento tutta la muscolatura per riscaldarla. E’ un esercizio completo, in quanto può essere praticato al di fuori della quotidiana sequenza di Yoga. Per tradizione gli yogi lo eseguono all’alba. Prepara alle asana e le completa, tonifica la muscolatura, accelera e amplia la respirazione e il ritmo cardiaco, senza stancare l’organismo o provocare l’affanno.

Suryanamaskar può essere praticato da tutti, soli o in gruppo, in ogni stagione, perchè può essere eseguito sia in una stanza che all’aria aperta;
Suryanamaskar richiede solo pochi minuti di una giornata (da due a sei minuti);
Suryanamaskar non limita la sua azione ad una sola parte del corpo, agisce su tutto l’organismo;
Suryanamaskar non costa nulla, non esige un equipaggiamento oneroso: è sufficiente uno spazio di due metri quadrati;
Suryanamaskar tonifica il sistema digerente, stirando e comprimendo l’addome, massaggia i visceri (fegato, stomaco, milza, intestino, fegato, reni), attiva la digestione, elimina le cause della costipazione, evita la dispepsia;
Suryanamaskar rinforza i muscoli addominali che mantengono gli organi al loro posto. le congestioni venose negli organi addominali sono eliminate;
Suryanamaskar sincromìnizza il movimento e la respirazione, ventila profondamente i polmoni, ossigena e disintossica il sangue con la massiccia espulsione di CO2 e di altri gas nocivi attraverso le vie respiratorie;
Suryanamaskar aumenta l’attività cardiaca e la circolazione del sangue in tutto l’organismo, combatte l’ipertensione, le palpitazioni e riscalda le estremità degli arti;
Suryanamaskar tonifica il sistema nervoso grazie agli allungamenti e alle successive flessioni della colonna vertebrale, regola le funzioni del sistema del Gran Simpatico e del parasimpatico, favorisce il sonno, la memoria migliora;
Suryanamaskar allontana le preoccupazioni e rende sereni gli ansiosi. Le cellule nervose recuperano più lentamente delle altre, ma la pratica assidua e regolare di Suryanamaskar ristabilisce a poco a poco il funzionamento normale di tutto l’organismo.