Vai ai contenuti

Archivio

Tag: yoga genova

simoloto2

Pranayama
di Mimma Campiti, allieva del Centro Yoga Zenith di Genova

La parola prana ha, come il termine yoga, un ampio significato. Prana significa fiato, respirazione, vita, vitalità, vento energia o forza. Indica anche l’anima in opposizione al corpo. La parola è usata generalmente al plurale per indicare i respiri vitali. Ayama significa lunghezza, espansione, stiramento o controllo. Pranayama perciò significa estensione del respiro e suo controllo. Il soffio vitale prana e l’anima, l’Atman o spirito, vengono dalla stessa radice sanscrita AN che significa respirare, muoversi, vivere; significa soffio cosmico primordiale principio e sostegno di tutte le funzioni vitali.
In un antico testo, Prashna Upanishad, troviamo che il prana viene dall’Atman e l’Atman è Brahman, il principio generativo e conoscitivo, in cui confluiscono tutte le facoltà umane e divine. E’ vayu, il vento, a trasportare il prana, che viene assimilato dall’uomo attraverso la pelle e il respiro. Prana è il principio vitale che governa tutto l’universo. Pranayama è appunto l’imparare a dirigere questo principio vitale, nel corpo e nella mente, attraverso tecniche particolari di respirazione. Nelle sue fasi di inspirazione, trattenimento ed espirazione, il pranayama ripropone i ritmi cosmici: l’emanazione, la conservazione, la dissoluzione, per riportare all’unione del sé individuale con il cosmo. Solitamente la nostra respirazione avviene spontanea, più o meno profonda, ma senza una particolare coscienza dell’atto respiratorio. Attraverso la respirazione Yoga, il pranayama, diventiamo coscienti del respiro, consapevoli di questo continuo scambio con l’universo che ci circonda e delle conseguenti vere e proprie modificazioni della nostra coscienza, fino alla sua totale espansione.
L’inspirazione, Puraka, è associata alla felicità, alla luce, alla pienezza, alla vita, al prendere dall’esterno e ricaricarci di energia. Ogni volta che inspiriamo dovremmo prendere coscienza della morte come uno degli aspetti della vita, ma soprattutto del vuoto come vera pienezza. Pranayama è quindi la sicenza del respiro, ed è il punto centrale attorno al quale gira la ruota della vita. Perciò lo yogi segue il giusto ritmo della respirazione lenta e profonda, che rafforza il sistema respiratorio, calma il sistema nervoso e riduce la bramosia. Man mano che i desideri e le brame diminuiscono, la mente si libera e diventa un mezzo adatto alla concentrazione. Liberare la mente di tutte le sue illusioni è la vera Rechaka (espirazione); realizzare che “Io sono Atma (lo spirito)” è la vera Puraka (inspirazione); mantenere stabilmente la mente su questa convinzione è la vera Kumbhaka (ritenzione). Questo è il vero pranayama, dice Sankaracharya. Ogni creatura umana mormora inconsapevolmente col respiro la preghera “Soham” (sah= lui, Aham= Io-lui, lo spirito immortale, io sono) durante ogni inspirazione, così come durante ogni espirazione mormora “Hamsah” (Io sono lui). Questo ajapa-mantra (preghiera ripetitiva e inconscia) continua in ogni essere vivente per tutta la vita. E’ stato detto da Kariba Ekken, mistico del XVII secolo: “Se desiderate uno spirito tranquillo, per prima cosa regolate il vostro respiro, poiché quando questo è sotto controllo, il cuore sarà in pace: un respiro affannoso provoca agitazione. Perciò prima di iniziare qualsiasi attività regolate il respiro per addolcire il vostro umore e calmare il vostro spirito”. La chitta (mente, ragione e l’Io) è come un carro aggiogato ad un tiro di cavalli potenti. Uno di essi è prana (respiro), l’altro è vasana (desiderio). Il carro si muove nella direzione del cavallo più potente; se il respiro prevale, si ha il controllo dei desideri, si tengono a freno i sensi e si dona calma alla mente. Se prevale il desiderio, si ha invece respiro disordinato e mente agitata e turbata. Durante la pratica del pranayama gli occhi vengono tenuti chiusi per prevenire il divagare della mente. Quando prana e manas (mente) raggiungono la completa fusione, nasce una gioia ineffabile. Dato che il vero scopo dello yoga è controllare e calmare la mente, lo yogi apprenderà in primo luogo la tecnica del pranayama per dominare il respiro. Ciò gli permetterà di controllare i sensi e di raggiungere così lo stadio di pratyahara (distacco); soltanto allora la mente sarà pronta per la concentrazione (dhyana). Se si impedisce alla mente di vagare liberandola dalla indolenza e dalle distrazioni, si giunge ad uno stato di vuoto della mente (amanaska), che è lo stato supremo di samadhi. Ecco cos’è lo yoga: la fusione del respiro, della mente, e dei sensi e l’abbandono di tutte le condizioni poste dall’esistenza e dal pensiero.

benessereSabato 26 e Domenica 27 Settembre avrà luogo l’edizione 2009 di “Benessere è Qualità”, due giorni dedicata al benessere olistico, promossa e organizzata dal Coordinamento Ligure Discipline Olistiche. La terza edizione delle evento genovese sul benessere, sarà organizzata in collaborazione con la Biblioteca Berio e con il patrocinio della Regione LIguria e della Provincia di Genova. Presso i locali della Biblioteca si potrà assistere a conferenze, work shop, pratiche di gruppo e pratiche individuali, il tutto ad ingresso libero.
“Benessere è Qualità” è una manifestazione che propone al pubblico una panoramica completa sulle discipline olistiche, sulle scuole di formazione e sulle tecniche per il benessere dell’individuo e già dalla prima edizione si propone di aprire un confronto con le istituzioni per promuovere una condivisa iniziativa legislativa. E’ una vetrina di eccellenza dove incontrare operatori del benessere e conoscere scuole di formazione per aprire un dialogo diretto con il mondo delle associazioni e delle imprese. E’ un evento che vuole offrire un’indicazione di qualità nella scelta delle pratiche e servizi orientali verso lo sviluppo di uno stile di vita più sostenibile nei confronti della salute e dell’ambiente. Le prime due edizioni (2007 Magazzini del Cotone e 2008 Villa Lo Zerbino) hanno visto un’alta affluenza di pubblico e un gradimento molto elevato. Interverranno relatori invitati da ognuna delle dieci associazioni C.L.D.O. per un panorama variegato di spunti culturali, informazioni su benessere, coscienza corporea, pratiche olistiche, volontariato e spiritualità, il tutto volto a sostenere il processo di consapevolezza psico-fisico-spirituale e l’evoluzione del proprio comportamento sociale. Tra i temi teorico-esperienziali proposti: BIODANZA, CHAKRA, FLORITERAPIA, IRIDOLOGIA, MASSAGGIO AYURVEDICO, MASSAGGIO TAILANDESE, MEDITAZIONE, NATUROPATIA, OLODRAMMA, SHIATSU, TAI CHI CHUAN, YOGA e VOLONTARIATO.

Scarica la locandina

om1Ecco che dal silenzio, il primo suono fu generato, il suono primordiale: OM.
OM è il suono dell’energia primordiale che ha creato l’universo, il cui residuo, chiamato Kundalini (in sanscrito) risiede nell’osso sacro di ogni essere umano. Per cui è anche il suono della Kundalini. E’ il suono che è alla base di ogni “mantra” (sacra affermazione che ci aiuta a risvegliare i principi spirituali primordiali insiti dentro di noi). Inoltre il sanscrito stesso, antica lingua indiana, è stato creato basandosi sui suoni derivanti dalla rotazione dei nostri centri energetici (in sanscrito: chakra) e costituenti l’alfabeto Devanagari (lo stesso usato dalla lingua hindi). Detto ciò, è chiaro come questi suoni siano direttamente collegati ai nostri chakra: l’intonazione di un inno sacro in sanscrito non è solo un modo per esprimere la nostra devozione, ma ha un vero e proprio effetto sulla vitalità dei nostri chakra….leggi tutto

lucesentieroFonte: Jnanayoga.it

Non conosciamo guida migliore per la vita interiore, dei precetti contenuti nel piccolo manuale « La Luce sul Sentiero » ispirato a Mabel Collins da qualche Mente superiore (incarnata o disincarnata). Giova dichiarare che « La Luce sul Sentiero » è effettivamente uno scritto ispirato in cui ogni parola è scelta così accuratamente da prestarsi a varie interpretazioni, recando quel messaggio adatto alle necessità di ciascun lettore a seconda del suo stadio di sviluppo, ciò che rende questo piccolo libro diverso dalle opere usuali. Il lettore deve, per così dire, lasciare che le parole si impadroniscano di lui prima di poterne ritrarre i desiderati vantaggi ed effetti.
L ‘«Illumined Way», ha in parte interpretata la « Luce sul Sentiero » in riferimento al piano psichico o astrale; la nostra interpretazione tende a riferirsi alla vita di colui che si va incamminando sul Sentiero, cioè a dire il principiante sulla via spirituale. Si tratta di un manoscritto di foglie di palma, incalcolabilmente antico, tanto antico che prima del tempo di Cristo gli uomini ne avevano già dimenticata la data e il nome dell’autore, e ritenevano che la sua origine si perdesse nell’antichità preistorica. Il manoscritto consta di dieci foglie e su ciascuna foglia sono scritte solo tre righe, poiché in un manoscritto di foglie di palma i caratteri sono scritti per il lungo e non per il largo, come nelle nostre pagine. Ogni riga è completa in sé, cioè consiste di un breve aforisma. Per distinguerle, queste trenta linee sono stampate in carattere corsivo. La lingua in cui questi aforismi sono scritti è una forma arcaica di sanscrito. Il Maestro Veneziano tradusse questi aforismi dal sanscrito in greco per uso dei suoi discepoli Alessandrini, uno dei quali era il Maestro Hilarion nella incarnazione in cui è conosciuto sotto il nome di Giamblico. Oltre a tradurre tali aforismi, il Maestro vi aggiunse certe spiegazioni che è bene prendere insieme alle sentenze originali. Per esempio, esaminando i primi tre aforismi, si vede subito che il paragrafo segnato 4, che immediatamente li segue, è un commento di essi; onde dovremmo leggere: «Uccidi l’ambizione, ma lavora come lavorano quelli che sono ambiziosi». «Uccidi il desiderio di vivere, ma rispetta la vita come quelli che la desiderano». «Uccidi il desiderio del benessere, ma sii felice come colui che vive per la felicità». Tutte queste spiegazioni ed amplificazioni del Maestro Veneziano sono stampate in un diverso carattere e, con gli aforismi originali, formano il libro quale fu pubblicato nel 1889, poiché il Maestro Hilarion lo tradusse dal greco in inglese e lo dette in quella forma. Quasi immediatamente dopo che fu stampato, egli vi aggiunse di suo una quantità di note preziose. Per quella prima edizione queste note furono stampate su pagine a parte, onde poterle aggiungere al principio o alla fine del piccolo volume che era già stampato. Nella presente edizione queste note sono ciascuna al suo posto, ma sono stampate in carattere piccolo, ed ognuna è preceduta dalla parola «Nota»….leggi tutto

banner_centro_yoga_zenith_genova

LE DEFINIZIONI E LO SPIRITO DELLO YOGA
di Mimma Campiti, allieva del Centro Yoga Zenith di Genova

Partendo dalle definizioni dello Yoga classico che troviamo negli Yoga Sutra di Patanjali cita 4 parole che racchiudono l’essenza di cosa sia lo Yoga. Yogas – citta – vritti – nirodhah.
La parola yoga non sempre viene tradotta, si dice anche che sia un termine intraducibile.
Nelle lingue occidentali è spesso resa con la parola unione che, dal punto di vista della prospettiva in cui lo yoga classico si situa, che è quella del Samkhya, appare piuttosto riduttiva e anche erronea, in un certo senso. Dal punto etimologico del termine, dalla radice Yuj, da cui il latino Yugum, yoga significa disciplina, ma può anche configurarsi come unione. La sua matrice originaria, però, ci porta al significato di aggiogamento, disciplina. Lo yoga è essenzialmente una disciplina di corpo e mente, volto al mirodhah, termine di grande importanza anche nel lessico buddhista, che traduce cessazione, arresto. E’ quindi una disciplina del corpo – mente, volta all’arresto di citta vritti. Vritti significa letteralmente vortice, gorgo. Le vritti sono tutto quello che concerne il mondo interiore, l’ambito delle emozioni, del pensiero e l’ambito coscienziale del conscio e dell’inconscio. In sostanza sono tutte le fluttuazioni dell’universo mentale inteso come vortice, flusso costante dei nostri pensieri, delle nostre emozioni e sentimenti. Citta è un termine che, nello yoga classico, incorpora tre termini in uno, cioè l’intelletto, che tecnicamente è la buddhi, il senso dell’io. Questa definizione di yoga propone, quindi, una integrazione attraverso l’aggiogare, il disciplinare mente e corpo, il fine ultimo dello yoga è quello volto all’arresto di tutte le fluttuazioni di intelletto, egoità, mente per ottenere la liberazione, l’integrazione definitiva che è il raggiungimento dell’isolamento finale, il Kaivalya, l’uscito definitiva dal divenire doloroso delle rinascite e delle ri-morti. Questa definizione viene poi accompagnata da tutta una serie di istruzioni su come sia possibile arrivare a un esito tanto straordinario, perché in sostanza si tratta di bloccare il flusso di citta. Tutto ciò che segue questo Sutra è l’illustrazione di come questa integrazione sia di fatto possibile, coniugando tutta una serie di discipline pratiche legate al corpo, ma soprattutto alla mente. A questo proposito c’è una seconda definizione, tratta dal commento più celebre agli Yoga Sutra, che è quello attribuito a Vyasa dove viene data una definizione fulminante di che cosa sia lo yoga. Vyasa usa un termine solo: “Yoga Samadhi”. Che cosa significa samadhi? Spesso, come la parola Yoga, è un termine che non viene tradotto. Ma se volessimo dare una traduzione letterale, potremmo dire che samadhi significa raccoglimento. Ed è solo attraverso i diversi gradi della pratica del samadhi, che è possibile raggiungere l’arresto delle fluttuazioni della mente, il fine ultimo dello yoga. Vi sono anche altre definizioni dello yoga contenute in quel testo celeberrimo dall’importanza trasversale a tutte le tradizioni filosofiche e religiose dell’India che è la Bhagavad Gita. Due in particolare: la prima è nel secondo capitolo verso 48 “Lo yoga è equanimità“, che significa che bisogna essere totalmente e perfettamente inseriti nella vita attiva, del mondo sia a livello del proprio lavoro sia a livello familiare ma, al tempo stesso, secondo la dottrina del Karma Yoga, senza attaccamento egoico relativamente ai frutti dell’azione, essendo cioè liberi dall’esito. Questo ideale consiste in un essere pienamente in quello che si fa, un agire con passione e al meglio delle proprie capacità, con un’attenzione a trecentosettanta gradi che deve essere esercitata sempre. E’ un essere consapevoli del “qui e ora”, come i maestri non si stancano di ripetere, ma senza attaccamento rispetto ai frutti che inevitabilmente ne derivano. E questo è il contrario dell’indifferenza ed è la grande sfida del Karma yoga della Gita. Il tema dell’attenzione è il fondamento dell’amore. Non posso amare se non sono attento, consapevole, non solo rispetto al mio universo interiore, ai miei pensieri, ma anche alle necessità di chi incontro. Il tema dell’attenzione riguarda non soltanto la mia pratica ma, in senso più lato, è un’attenzione che va esercitata nei confronti di tutte le situazioni della vita e soprattutto delle persone che incontro.
Un’altra definizione di yoga nella Gita si trova nel sesto capitolo al verso 23: “Lo yoga è lo scioglimento dell’unione con la sofferenza”. Qui c’è un gioco di parole dove sofferenza traduce la parola duhkha e scioglimento è viyoga. Lo yoga è volto ad affrancarci dal disagio esistenziale, dal dolore, dalla pena. Duhkha è un termine di enorme importanza in tutte le tradizioni dell’India, soprattutto nel buddismo, dove la prima nobile verità è: “tutto è sofferenza”. Anche negli Yoga Sutra si dice che per colui che discrimina tutto è duhkha. Alla lettera questo termine, che in genere è reso con dolore, in sanscrito significa avere un cattivo asse di ruota. Se pensiamo che la metafora è la ruota, ovvero nell’India antica il carro, l’idea è che tutti noi alla nascita, in generale, siamo equipaggiati con un carro piuttosto buono, dal punto di vista psicofisico ma, inevitabilmente, con il passare degli anni, questo carro, questo organismo, conosce un declino. L’asse comincia a dare dei problemi e, a un certo punto, si spezza, così come la nostra vita si disfa in una sequenza di malattia, vecchiaia e morte. La metafora del carro veicola, così, la nozione di un dolore non generico, ma la condizione esistenziale nella quale siamo tutti intrappolati. E’ un vero e proprio disagio, non c’è scampo. Lo yoga è una liberazione da questo male che è l’esistenza fenomenica, in quanto presentato come “lo scioglimento dell’unione con la sofferenza”. E questo è il grande richiamo dello yoga, ottimista dal punto di vista metafisico, perché sostiene che ci sia una via di uscita da tutto questo coagulo di sofferenza e di male, per arrivare all’isolamento finale, il Kaivalya.

gabrytaichiNato come arte marziale, rivisitato come forma di meditazione, il Tai Chi contrasta dolore cronico

Una prima segnalazione era già giunta l’anno scorso: l’antica pratica cinese del Tai Chi può aiutare chi soffre di artrite reumatoide. Lo studio però era piccolo, riguardava solo una ventina di malati: non abbastanza per confermare che l’attività, a metà tra la ginnastica dolce e la meditazione, potesse essere davvero efficace….leggi tutto

kirlianUn viaggio attraverso i chakra
Armonizzazione e riequilibrio del campo energetico

L’incontro, che si terrà il giorno giovedì 21 maggio 2009 dalle 16.15 alle 18.15 consiste in sedute dimostrative di dieci-quindici minuti cadauna, allo scopo di riequilibrare il campo energetico ed eliminare eventuali “blocchi”, spesso causa di disturbi sia fisici che psichici.

E’ necessaria la prenotazione presso il Centro, tel. 010 531182

Per saperne di più sulla pranoterapia

Il Prana è un creatore perennemente attivo
L’energia vitale (in lingua sanscrita Prana) secondo l’antichissima dottrina degli illuminati d’oriente è il nucleo originario dal quale scaturisce ogni vita, ogni moto, ogni attività. Ogni materia è nata, tuttora nasce e continuerà in futuro a nascere da un elemento originario: lo spirito della materia (Akasha). All’inizio della creazione il prana prese ad agire sullo spirito della materia e cominciò a modellare e a formare, grazie alle sue innumerevoli forze presero a sorgere e ancora sorgono le innumerevoli forme della materia. Il prana è presente, in qualità di forza vitale, in ogni forma di vita, senza di esso non può esistere la parabola vita poiché ogni tipo di forza e qualunque movimento si fondano sull’ energia, dalla forza di gravità a quella d’attrazione, dall’ elettricità alla radioattività. Il corpo umano assume energia pranica prevalentemente attraverso il respiro, se ci pensiamo il respiro è l’ unica funzione assolutamente e continuamente indispensabile alla sopravvivenza; assumiamo poi energia dall’ l’alimentazione, dagli elementi ( terra, acqua, fuoco, aria, etere), dai regni della natura ( regno animale, vegetale, minerale) dal contatto fisico e dalle relazioni con le persone.
L’ energia circola nel corpo attraverso un fitto reticolo di canali (nadi) che la trasportano ad ogni organo, ad ogni cellula. Secondo l’anatomia yogica tre sono i canali di maggior rilevanza: uno centrale (Sushumna) che attraversa longitudinalmente tutto il busto e due laterali ( Ida e Pingala) che hanno origine rispettivamente nella narice sinistra ed in quella destra e sono trasportatori il primo di energia yin, lunare e femminile, il secondo di energia yang, solare e maschile. La nadi centrale, Sushumna, prende origine alla base della spina dorsale e sale per unirsi definitivamente a Ida e Pingala nella zona della fronte, queste ultime scendono con un movimento a spirale dalle narici e incontrano la Sushumna in determinati punti, i famosi Chakra, le ruote, i vortici, i centri privilegiati di contatto tra il corpo materiale ed il corpo energetico. Ida rappresenta la polarità negativa dell’energia vitale e ha funzione di portare consapevolezza e coscienza ad ogni parte del corpo. La sua azione è ritenuta calmante e rinfrescante. Pingala è la polarità positiva e solare, la sua azione è prettamente energetica, di attivazione del corpo fisico.
Accostamenti sono stati fatti tra questi due canali ed il sistema nervoso vegetativo identificando Ida col sistema parasimpatico e Pingala col sistema simpatico, mentre Sushumna indicherebbe le funzioni del sistema nervoso centrale. Fondamentale è imparare ad ascoltare, è attraverso l’ascolto che possiamo riconoscere la nostra energia ed i suoi flussi, è indispensabile per chi pratica yoga ed è di grande aiuto per chiunque. Molti disagi sono il prodotto di energie trascurate, lasciate in gestione al caso per inconsapevolezza o per una scarsa attenzione. Sono migliaia di anni che le filosofie orientali riconoscono nell’energia le forze trasformatrici, basta pensare al Ciclo dei Mutamenti dell’I Ching che ci invita a percepire i movimenti e le forze insite in ogni elemento o al più semplice intreccio delle tre Guna (qualità dell’energia) che con elementare rigore ci insegnano a distinguere un’energia densa e pesante ( Tamas) da una veloce ed in costante movimento ( Rajas ) ad un ‘altra leggera come un soffio di brezza (Sattva). Con le consuete attività fisiche ( lavoro, attività varie, sport) noi disperdiamo energia fisica, il corpo si stanca.
Avviene il contrario con la pratica dello yoga fisico, l’ Hatha Yoga. Questa disciplina, pur coinvolgendo il movimento muscolo scheletrico ci consente di immagazzinare grandi quantità di energia di cui parte viene inviata ai sistemi ghiandolari e agli organi vitali e parte diventa una riserva che viene custodita dal cervello e dai centri nervosi, a cui possiamo attingere nelle necessità.
Daniela Borgini
Solaris.it

Il Gayatri é una preghiera rivolta all’ Intelligenza Universale. Il suo scopo é quello di accendere il potere del discernimento per permettere all’uomo di analizzarsi e di rendersi conto della sua natura divina. É conservata come reliquia nei “Veda”, le più antiche scritture dell’uomo. “Veda” significa infatti conoscenza, e la Preghiera alimenta ed aguzza la capacità di accrescimento della conoscenza. In realtà le quattro “Mahavakyas”, o concetti base racchiusi nei “Quattro Veda”, sono impliciti in questo Gayatri Mantra….leggi tutto l’articolo

OM Bhur Bhuva Svaha Tat Savitur Varenyam Bhargo Devasya Dheemahi Dhiyo yonah Prachodayat

Hatha Yoga

apr 14

Lo yoga, cosa si cela dietro questa parola? Cosa pensiamo sia? La parola richiama alla mente l’immagine di persone stranamente contorte, spesso seminude, mentre, così si pensa, adorano qualche strana divinità, con tante braccia o con la testa di elefante, molto lontana dalla nostra cultura occidentale. Niente di più errato. Le strane posizioni che spesso identificano lo yoga sono semplicemente uno dei tanti elementi di un solo tipo di yoga (lo Hatha Yoga). La parola yoga infatti è sinonimo di metodo, strada, percorso, per ritornare ad identificarsi con l’Assoluto; da questo punto di vista può quindi essere ritenuta una religione (nel senso più ampio dato a questa parola: religione = ri-legare = rimettere in contatto l’uomo con la divinità). Esistono quindi tantissimi tipi di yoga in base alla strada che si sceglie; vi può essere un percorso devozionale di pura adorazione (Bakti yoga), un percorso meditativo (Raja yoga e Kundalini yoga), un percorso basato su particolari forme di preghiera (Mantra yoga) ecc. Fra questi quella che ha avuto la maggior diffusione in oriente è lo Hatha yoga, (letteralmente lo yoga dello sforzo), una strada che comprende varie pratiche di natura fisica, atte ad ottenere il corpo ‘di diamante’, di raggiungere la perfezione del corpo e divenire così un dio….leggi tutto